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Perché sempre più giovani stanno lasciando il lavoro fisso

Angela Gemito Gen 4, 2026

Il paradigma del “posto fisso” come massima aspirazione di vita sta svanendo rapidamente tra le nuove generazioni. Se un tempo la stabilità di un contratto a tempo indeterminato era il traguardo finale per costruire una famiglia e ottenere un mutuo, oggi i dati raccontano una storia diversa. In Italia, nel corso del 2024 e nei primi mesi del 2025, oltre 1,2 milioni di lavoratori a tempo indeterminato hanno scelto di rassegnare le dimissioni, segnando una tendenza che non accenna a fermarsi.

Ma cosa spinge un giovane under 35 a rinunciare alla sicurezza per l’incertezza? Non si tratta di una mancanza di voglia di fare, quanto di una profonda evoluzione delle priorità individuali e collettive.

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Oltre lo stipendio: la ricerca di un nuovo equilibrio

Il benessere psicologico ha scalato la vetta delle necessità personali, superando spesso la gratificazione economica. Secondo l’ottavo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, il 47,7% dei giovani lavoratori italiani dichiara di sentirsi travolto dal lavoro, manifestando chiari segnali di burnout. Questo malessere non è solo una sensazione passeggera: il 61% dei ragazzi ha lasciato un impiego proprio per tutelare la propria salute mentale, fuggendo da ambienti tossici o carichi di stress insostenibili.

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La qualità della vita è diventata la nuova valuta. Il tempo libero non è più considerato un lusso, ma un diritto fondamentale. Molti giovani preferiscono collaborazioni freelance o contratti flessibili che permettano di gestire autonomamente la propria giornata, piuttosto che restare incastrati in orari d’ufficio rigidi che fagocitano la sfera privata.


Il fenomeno della Yolo Economy e il Quiet Quitting

Il termine Yolo Economy (acronimo di You Only Live Once, si vive una volta sola) sintetizza perfettamente questo cambiamento. La consapevolezza della fragilità del tempo, acuita dagli eventi globali degli ultimi anni, ha spinto molti a pensare che non valga la pena sacrificare gli anni migliori in un’attività che non offre stimoli o riconoscimento.

Accanto alle dimissioni di massa, osserviamo il Quiet Quitting: restare al lavoro facendo solo il minimo indispensabile, senza coinvolgimento emotivo. Quando anche questa soglia di sopportazione viene superata, il licenziamento volontario diventa l’unica via d’uscita per ritrovare sé stessi.

Dati e statistiche: la fuga dai settori tradizionali

I settori più colpiti da questa “Grande Fuga” sono il commercio, il turismo e, in modo preoccupante, la sanità. Nel 2024, circa 3.000 medici ospedalieri hanno lasciato il servizio pubblico, stanchi di turni massacranti e della mancanza di prospettive di crescita.

Ecco alcuni numeri che aiutano a scattare una fotografia della situazione attuale:

  • Aumento delle dimissioni volontarie: Nel 2024 si è registrato un incremento significativo rispetto agli anni precedenti, con una concentrazione altissima nella fascia d’età 26-35 anni.
  • Erosione del potere d’acquisto: Nonostante il lavoro fisso, i salari stagnanti rendono difficile l’indipendenza economica, spingendo molti a cercare opportunità all’estero o nel digitale.
  • Fuga all’estero: Nel solo 2024, quasi 200.000 persone hanno lasciato l’Italia, con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Molti di questi sono laureati in cerca di condizioni contrattuali più dignitose.

“È una fetta consistente di lavoratori disposta anche a peggiorare la propria retribuzione pur di avere una qualità di vita più alta. Quindi evade, scappa.” — Diego Lorenzi, Fisascat Cisl.

La crisi del management e la mancanza di meritocrazia

Un altro fattore determinante è il divario di percezione tra leader e collaboratori. Mentre l’81% dei manager ritiene di saper riconoscere i segnali di malessere nel proprio team, solo il 40% dei dipendenti si sente realmente compreso. Questa disconnessione crea un clima di sfiducia.

I giovani oggi chiedono formazione continua e percorsi di carriera trasparenti. Se l’azienda non offre opportunità di upskilling o se i processi di promozione sono lenti e basati sull’anzianità piuttosto che sul merito, il talento si sposta altrove. Il mercato del lavoro del 2026 richiede alle imprese di passare dalla semplice retention (trattenere) alla prevention (prevenire il disagio), investendo seriamente sul capitale umano.

Nuove forme di lavoro: il richiamo dell’autonomia

L’ascesa del lavoro da remoto ha aperto porte che prima erano chiuse. Un giovane sviluppatore o un esperto di marketing può oggi lavorare per una società di Milano o di Londra vivendo in un piccolo borgo, riducendo le spese e migliorando il proprio stile di vita. La flessibilità operativa non è più un optional, ma un requisito essenziale nelle offerte di lavoro.

La crescita dei lavoratori autonomi e dei professionisti digitali dimostra che la sicurezza non è più percepita nel “contratto” in sé, ma nelle proprie competenze spendibili sul mercato. Essere padroni del proprio tempo è considerato più sicuro che affidarsi a un’azienda che potrebbe non rinnovare la fiducia o non adeguare i salari all’inflazione.


Cosa possono fare le aziende per invertire la rotta?

Per non perdere i migliori talenti, le organizzazioni devono rivedere i propri modelli organizzativi:

  1. Implementare il welfare aziendale: Offrire servizi che supportino realmente la vita del dipendente, dal supporto psicologico ai bonus per l’infanzia.
  2. Favorire lo smart working strutturale: Non vederlo come una concessione, ma come una modalità ordinaria di gestione delle performance.
  3. Promuovere la cultura del feedback: Ascoltare attivamente le esigenze dei dipendenti e agire di conseguenza per migliorare l’ambiente lavorativo.

In definitiva, la scelta dei giovani di lasciare il posto fisso è un segnale di allarme per un sistema che per troppo tempo ha ignorato l’aspetto umano della produzione. Il lavoro sta tornando a essere un mezzo per vivere, e non più il fine ultimo dell’esistenza.


FAQ – Domande Frequenti

Cosa si intende per Great Resignation in Italia? È il fenomeno per cui un numero crescente di lavoratori, specialmente giovani, decide di rassegnare le dimissioni volontarie nonostante un contratto stabile. In Italia nel 2024 ha coinvolto oltre un milione di persone, spinte dalla ricerca di un migliore equilibrio tra vita privata e professionale e da una maggiore attenzione alla salute mentale.

Quali sono le cause principali del burnout tra i giovani? Le cause includono carichi di lavoro eccessivi, mancanza di riconoscimento, stipendi non adeguati al costo della vita e ambienti tossici. Il Rapporto Censis 2025 evidenzia come quasi la metà dei lavoratori under 35 si senta emotivamente esausto, preferendo spesso il licenziamento pur di recuperare il proprio benessere psicofisico.

Perché molti ragazzi scelgono di lavorare all’estero? L’Italia soffre di salari stagnanti e scarse prospettive di carriera per i neolaureati. All’estero, paesi come Svizzera, Germania o Spagna offrono contratti più vantaggiosi e sistemi di welfare più solidi. Nel 2024 si è registrato un aumento del 20% delle partenze, confermando la ricerca di contesti meritocratici.

Il posto fisso è destinato a scomparire? Non scomparirà, ma cambierà natura. Non è più la garanzia di “sicurezza” assoluta se non è accompagnato da flessibilità e stimoli costanti. I giovani oggi vedono la stabilità nella propria capacità di aggiornarsi (upskilling) piuttosto che nella durata di un singolo contratto in una stessa azienda per decenni.

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Angela Gemito

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