Promobot V3, il robot che fugge e blocca il traffico

Eleonora Gitto

Fa parte della nuova generazione Promobot V3 il robot che è a Perm, in Russia, è fuggito dal laboratorio provocando un ingorgo.

Per i cervelloni di Perm che lavorano alla robotica avanzata, il robot stava solo imparando a orientarsi in modo autonomo.

E così il robot, progettato per continuare a spostarsi in ambienti anche nuovi, soprattutto quando non incontra ostacoli, finisce la sua corsa quando si esauriscono le batterie. Solo allora la polizia è potuta intervenire rimuovendo il robot che nel frattempo aveva bloccato il traffico.

A leggere la notizia la mente va subito al simpatico “Numero 5”, uno dei cinque robot prototipi costruiti per l’esercito americano dalla NOVA Robotics del film Corto circuito (Short Circuit) del 1986 diretto da John Badham.

Numero 5, il robot che da solo imparava a diventare “umano”. Siamo già a questi livelli? Quello che era solo un fantascientifico robot è diventato realtà?

Diremmo proprio di no. Di strada ce n’è ancora tanta da fare prima che un robot diventi davvero autonomo. La fuga potrebbe essere stata solo la naturale conseguenza solo di un mero errore di progettazione.

Filippo Cavallo, esperto di robotica sociale dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa spiega che la fuga non sarebbe avvenuta “se il robot fosse stato programmato in modo corretto”.

“Chi ha programmato l’esperimento – prosegue Cavallo- avrebbe dovuto dare al robot un’area di operazioni definita, con un limite massimo all’interno del quale muoversi e da non superare. Il robot avrebbe anche dovuto tener conto dell’autonomia delle sue batterie e non allontanarsi dal punto di recupero”.

Un episodio come la fuga, insomma, lascia pensare che il robot possa avere “un baco di non robustezza e affidabilità”.

In ogni caso, per Filippo Cavallo la ‘fuga’ del robot rappresenta ” uno spunto importante per chi sta lavorando sulle capacità cognitive dei robot di orientarsi nell’ambiente e uno stimolo a costruire macchine in grado di collaborare con l’uomo”.

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