Reddito di cittadinanza, speriamo di non fare la fine della Finlandia

Con la manovra di Bilancio 2019 il governo gialloverde è riuscito a far approvare il Reddito di Cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5Stelle che vi hanno costruito la loro intera vita politica.

Con le carte già stampate, il reddito è pronto ad essere erogato a partire dal mese di aprile: ma riuscirà questa misura ad eradicare la povertà, così come si propone?

Lo si spera, quantomeno, anche se le premesse non sono ottime. Esperti di vari settori dell’economia hanno lanciato l’allarme: il reddito, anziché aiutare i veramente poveri, potrebbe favorire coloro che lavorano in nero e per di più potrebbe disincentivare chi lo percepisce a cercare un lavoro.

Punti a cui il governo ribatte convinto, citando anche il successo ottenuto dal reddito di cittadinanza in altri stati. Ma è proprio così?

In queste ore il capo del governo della Finlandia ha comunicato il fallimento della sua manovra: per Juha Sipila distribuire denaro ai disoccupati potrà alleviare le loro condizioni economiche ma non li incoraggia a trovare un nuovo lavoro, risultando di fatto inutile rispetto al risultato che si era prefissato.

L´esperimento era stato lanciato nel 2017 e tenuto in vita per un anno fino al termine del 2018, coinvolgendo circa 2000 cittadini volontari.

Il reddito minimo garantito, pari a 560 euro mensili, ha avuto conseguenze positive per la salute e l´equilibrio psichico dei partecipanti, che dopo esami medici nel corso e a conclusione del test si sono rivelati meno stressati e più capaci di concentrarsi, ma non li ha aiutati a cercare e soprattutto a trovare un nuovo impiego.

Un flop, l’esperimento finlandese quindi: riuscirà l’Italia a far meglio?

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