Roger Waters, continua il processo per plagio promosso da Emilio Isgrò

La notizia è di queste ore e non fa onore ad entrambi, che avrebbero potuto accantonare l’ascia di guerra e trovare un compromesso: il leader dei Pink Floyd Roger Waters e l’artista siciliano Emilio Isgro’ non hanno invece trovato nessun accordo nella causa che li vede contrapposti dopo che il Tribunale civile di Milano, lo scorso 16 giugno, ha bloccato la  commercializzazione dell’ultimo album solista della rock star inglese per un’ipotesi di plagio nella copertina, nel libretto interno, nelle etichette sia del cd che del vinile di alcune opere di Isgro’.

Nelle scorse ore si è quindi tenuta una nuova udienza della causa dopo che lo scorso 27 giungo, nella prima seduta, era stato deciso di sospendere il blocco per favorire le trattative tra le parti e il disco era tornato commercializzabile.

La causa in atto come abbiamo detto è sulla copertina dell’ultimo disco solista di Waters, “Is this the ife that we really want?”, che secondo Isgrò usa una tecnica grafica che è un vero plagio al suo stile artistico, specie di opere come Cancellatura e Il Cristo Cancellatore.

Ad onor del vero, si tratta comunque di uno stile in realtà ripreso da molti nel corso degli anni e usato anche prima di lui, cancellare cioè parti di testo lasciando fuori solo parole di senso compiuto.

Alla scorsa udienza era intervenuto a difesa di Waters in tribunale il critico d’arte Vittorio Sgarbi, sostenendo che il pittore siciliano non aveva inventato nulla di originale e quindi non poteva parlare di plagio: “non ha inventato nulla ma ha intercettato un’atmosfera e sviluppato una tecnica espressiva creatasi, in un clima di avanguardia”.

Isgrò, dal canto suo, rappresentato dai legali Salvatore Trifirò e Francesco Autelitano, ha intanto reso noto che nel caso di un giudizio favorevole devolverà l’intero importo riconosciuto dal giudice per istituire borse di studio destinate giovani artisti per le arti visive e musicali.

Il giudice Silvia Giani dovrà decidere nei prossimi dieci giorni se confermare o revocare il blocco delle vendite in Italia.

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