Sacra Sindone, polemica su un nuovo studio che ne sconfessa autenticità

Una storia lunga 2000 anni e che sicuramente non ha ancora una conclusione certa: i risultati di un lungo studio, arrivati a smentire le ricostruzioni avvalorate per secoli, sono state a loro volta smentite, in un circolo di speculazioni senza fine.

Protagonista è la Sacra Sindone, un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. La tradizione cristiana identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro.

Ma, a quanto pare, le macchie di sangue impresse sulla Sacra Sindone sarebbero incompatibili con quelle di una crocifissione: sono certi di averlo dimostrato due studiosi noti per i loro numerosi tentativi di screditare l’autenticità della reliquia, Matteo Borrini, professore associato di antropologia forense alla Liverpool John Moores University e il suo collega Luigi Garlaschelli, membro del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.

I due hanno reso pubblico uno studio durato diversi anni con il quale hanno appunto escluso l’autenticità della Sindone “senza alcun ragionevole dubbio”.

I due hanno assicurato di aver usato una tecnica scientifica per dimostrarlo: “E’ usata da decenni nel mondo investigativo – spiegano in collegamento telefonico con Radio Vaticana Italia – è chiamata Bpa (Bloodstain Pattern Analysis) cioè l’analisi della forma delle macchie di sangue utili per capire cosa sia accaduto sulla scena di un delitto. Fu utilizzata con successo anche dai Ris di Parma per la prima volta nel caso di Novi Ligure”.

Borrini sintetizza poi come l’hanno applicata al celeberrimo lenzuolo: “Abbiamo riprodotto il sanguinamento di un uomo posto su una croce notando come una persona in quella postura sanguini in modo diverso a seconda della posizione delle sue braccia. La Sindone avrebbe sugli avambracci un sanguinamento compatibile con le braccia sollevate di circa 80 gradi: braccia in alto, attaccate ad un palo orizzontale piuttosto corto. Questo è realistico, lo troviamo anche nella Crocifissione del Mantegna”.

“E lo abbiamo fatto – spiega dettagliatamente  Borrini – studiando i piccoli rivoli che si trovano sui polsi e la grande macchia di sangue che proviene dal costato dopo il ferimento con il colpo di lancia”.

E questi esperimenti li hanno condotti alla loro conclusione: “E’ risultato che in realtà il sangue fluisce in direzioni non più compatibili né con la crocifissione né con la deposizione nel sepolcro, non fluisce dove dovrebbe fluire. E’ da considerare irrealistico”. In sostanza, tutte le macchie sarebbero un artefatto.

Una conclusione choc, che ha fatto il giro del mondo e che ha fatto storcere il naso ai credenti ma anche a tanti rappresentanti del mondo scientifico, che hanno replicato duramente.

Una critica ben documentata è arrivata dal dott. Paolo Di Lazzaro, dirigente di ricerca presso l’Enea di Frascati e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia.

Puntuale anche l’intervento di Pierluigi Baima Bollone, ordinario di medicina legale all’Università di Torino, il quale ha segnalato che «il lavoro si basa su un sistema chiamato BPA, molto criticato a livello scientifico. Dall’aspetto delle macchie di sangue si desume come sono state procurate con risultati molte volte discutibili. Questo metodo in molti casi giudiziari in cui è stato utilizzato ha creato non pochi problemi ed è stato sconfessato».

Emanuela Marinelli, intervistata su Vatican News, ha a sua volta contestato il poco scientifico metodo dei due ricercatori: «A chi sembra un criterio scientifico prendere un manichino di quelli che si usano per i vestiti delle vetrine dei negozi e con una spugna imbevuta di sangue artificiale fissata su un pezzo di legno premere sul lato destro del fantoccio per vedere dove cadono i rivoli di sangue? Di scientifico non c’è nulla».

Un botta e risposta ben lontano dal chiarire la “verità”: ancora una volta la chiave di volta è nella fede, nella convinzione cieca di chi sceglie di credere o di chi, al contrario, nella Sindone non vede altro che un lenzuolo macchiato da chissà chi.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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