Sanità, curarsi con Google fa male alla salute

Da Nadia Toffa all’hotel Rigopiano, da Italia-Svezia a Sanremo, dalla Corea del Nord a Occidentalis’ Karma: sono queste le parole emergenti nel 2017 su Google, il popolare motore di ricerca che ogni anno compila la lista dei termini che hanno fatto registrare il maggior incremento nelle ricerche.

Come si può vedere in modo lampante da queste poche parole chiave elencate, su internet ormai si cerca di tutto: dalla politica alla musica, dal gossip allo sport, ci si affida alla rete, per trovare risposte a cui troppe volte si crede senza scomodarsi a verificarle effettivamente, visto anche il proliferare inarrestabile di fake news.

Sul desktop (quindi per chi naviga da computer) Google gode di una quota di mercato dell’80,5 per cento su scala globale. Passando alle ricerche effettuate su device mobili, questa quota sale al 95,9 per cento.

Gli esperti del settore, incrociando la variabile “tipo di informazione ricercata” ed il profilo socio-demografico degli utenti, hanno indagato e riconosciuto quattro segmenti differenziati di consumatori. I “General User” sono il 29% del campione e utilizzano i motori di ricerca per ricercare qualsiasi tipo di informazione. Come profilo sono over 40 e navigano da tempo. La presenza femminile è mediamente superiore rispetto alla media. Per i “News User”, che sono il 28%, la ricerca è soprattutto rivolta al mondo dell’informazione in genere. Sono giovani e navigano da 3/5 anni.
Gli “User for Fun”, che sono circa il 24%, non hanno argomenti precisi da cercare o meglio, cercano tutto ciò che li può distrarre. Sono per lo più giovani e, da quanto tempo navigano, non è una variabile discriminante.
Rimane il 19% rappresentato dagli “Heavy User”. Sono utenti maturi sia anagraficamente che come utenti di internet. I Motori di ricerca sono usati spesso e gli argomenti rientrano tra i più “evoluti”.

Sanità, curarsi con Google fa male alla salute

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Ma, trasversalmente a tutte le età, sempre più persone usano Google per fare “autodiagnosi”, cercando cioè in rete i sintomi di patologie che ci si convince di avere.

Il fenomeno è in costante espansione: sono 15 milioni, secondo il Censis, gli italiani che in caso di piccoli disturbi cercano informazioni sul web ma “8,8 milioni sono stati vittime di fake news nel corso dell’anno. In particolare, sono 3,5 milioni i genitori che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate”.

Se le principali fonti di informazioni sono il medico di base e il farmacista, ormai un ruolo importante è giocato anche dal ricorso ai canali web.

Il 17% degli italiani consulta siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social network – dice il Censis – In particolare, tra i millennials sale al 36,9% la quota di chi usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi”. Quasi sette italiani su dieci vorrebbero trovare sui siti web e sui social network informazioni mediche certificate.

Il problema –  spiega Guido Pecchioli, neurochirurgo dell’ospedale Careggi – è che una falsa notizia ripetuta tante volte diventa una verità. Io sono convinto che i No Vax lo fanno per amore verso i loro figli, solo che sono male informati e l’informazione certe volte non aiuta, visto che in tv si preferisce buttarla in caciara con argomenti non adeguatamente approfonditi“.

Negli anni è aumentata inoltre anche la tendenza degli italiani all’automedicazione. Il 73,4% degli italiani è convinto che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli. La percentuale è aumentata nel tempo, visto che nel 2007 era pari al 64,1%. Per il 56,5% ci si può curare da sé perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, per il 16,9% perché è il modo più rapido.

Attenzione, però: l’automedicazione ha risvolti negativi solo quando si ha a che fare con patologie gravi e non si ci rivolge al giusto specialista.

L’automedicazione responsabile, si legge nel rapporto, genera benefici per le persone che hanno piccoli disturbi e ricorrono ai farmaci da banco, con 17,6 milioni di italiani per i quali, l’ultima volta che hanno fatto ricorso al farmaco, esso è risultato decisivo o importante per guarire e poter svolgere le proprie attività. Ma anche per l’economia, con 15,4 milioni di lavoratori che l’ultima volta che hanno avuto piccoli disturbi sono potuti restare a lavorare grazie al ricorso al farmaco da automedicazione che li ha guariti.

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