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Truffe food delivery: l’IA crea falsi rimborsi

Angela Gemito Gen 2, 2026

Le piattaforme di consegna a domicilio stanno affrontando una minaccia inedita: l’uso di immagini generate sinteticamente per ottenere risarcimenti indebiti su pasti mai realmente alterati.

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La nuova frontiera del cibo “finto avariato”

Il settore del food delivery è finito nel mirino di una nuova ondata di raggiri tecnologici. Non si tratta più di semplici lamentele per un ritardo o un ordine errato, ma di una vera e propria manipolazione visiva orchestrata tramite strumenti di intelligenza artificiale generativa. I truffatori creano foto false di cibo poco cotto o contaminato per forzare le politiche di rimborso di colossi come Deliveroo, Uber Eats e Just Eat.

Dalle segnalazioni raccolte dagli operatori del settore, emergono scenari paradossali: hamburger perfettamente edibili che, attraverso un filtro AI, mostrano una carne rosa pericolosamente cruda, oppure torte che appaiono completamente sciolte o ricoperte di muffe digitali. In alcuni casi estremi, gli utenti aggiungono elementi estranei come insetti o capelli, rendendoli indistinguibili dalla realtà agli occhi di un sistema di revisione automatizzato.

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Queste pratiche non sono isolate, ma riflettono una preoccupante tendenza alla democratizzazione degli strumenti di editing avanzato. Caroline Green, esperta di supply chain presso lo studio legale Browne Jacobson, ha evidenziato come i consumatori stiano affinando le proprie abilità tecniche per fabbricare prove documentali. La facilità con cui è possibile generare un’immagine credibile trasforma un semplice cliente in un potenziale attore di frodi informatiche.

Perché le piattaforme di delivery sono vulnerabili

Il cuore del problema risiede nel modello di business basato sulla fiducia e sulla velocità. Per mantenere un alto livello di customer satisfaction, le app hanno implementato politiche di reso e rimborso generose, spesso gestite da algoritmi. Quando un utente carica la foto di un prodotto non conforme, il sistema emette un credito istantaneo prima ancora che un operatore umano possa analizzare la veridicità dello scatto.

Questa automazione, nata per proteggere il consumatore onesto, è diventata il varco preferito dai malintenzionati. I sistemi di rimborso automatizzati emettono rimborsi rapidi che lasciano i ristoratori e le piattaforme privi di una reale difesa immediata. I venditori, spesso piccoli ristoranti locali, si trovano a subire il costo del rimborso senza avere gli strumenti tecnici per contestare la prova fotografica fornita dall’acquirente.

Secondo i dati di settore, le perdite legate alle frodi nei servizi di consegna sono in costante aumento. Le aziende si trovano ora davanti a un bivio: irrigidire le regole, rischiando di penalizzare i clienti fedeli, o investire in tecnologie ancora più costose. L’implementazione di software di rilevamento immagini contraffatte è una soluzione percorribile, ma i costi di licenza per questi strumenti sono elevati e non sempre scalabili per ogni singola transazione.

Strategie di difesa e implicazioni legali

Il passaggio dalla “furbata” al reato è breve. Gli esperti legali avvertono che presentare false accuse per ottenere un guadagno economico configura il reato di truffa. Nonostante la percezione di anonimato garantita da uno schermo, le tracce digitali lasciate durante il processo di richiesta rimborso sono permanenti.

Per contrastare questo fenomeno, alcune aziende stanno valutando l’introduzione di procedure di verifica più stringenti. Una delle proposte più accreditate riguarda l’obbligo di fornire un video in diretta del prodotto al momento della contestazione, rendendo molto più complesso l’utilizzo di filtri AI in tempo reale. Altre piattaforme stanno integrando sistemi di reputazione dell’utente: chi richiede troppi rimborsi in un breve periodo viene sottoposto a controlli manuali rigorosi.

La sfida resta aperta. Se da un lato l’intelligenza artificiale fornisce ai truffatori i mezzi per ingannare, dall’altro sarà la stessa tecnologia a dover fornire gli scudi necessari. Le aziende del comparto retail devono oggi considerare la cybersicurezza non più come un tema puramente informatico, ma come un pilastro fondamentale della logistica e della gestione dei reclami.


Verso un consumo più consapevole

Il tentativo di manipolare i sistemi di assistenza clienti non danneggia solo le grandi multinazionali, ma l’intero ecosistema della ristorazione. Ogni falso rimborso sottrae risorse che potrebbero essere destinate a migliorare il servizio per la collettività. Proteggere l’integrità delle transazioni digitali è diventata una priorità per garantire che il food delivery rimanga un servizio sostenibile e affidabile per tutti.

Per approfondire le dinamiche delle frodi digitali e le nuove normative europee sulla trasparenza algoritmica, è possibile consultare i portali ufficiali delle autorità per la tutela del consumatore o le analisi tecniche fornite da Agid e dalle associazioni di categoria.


FAQ – Domande Frequenti

Cosa rischia chi utilizza foto false per ottenere un rimborso? Chi inoltra prove artefatte per simulare un disservizio commette un illecito che può essere perseguito penalmente come truffa. Oltre al blocco permanente dell’account sulla piattaforma, l’utente può essere citato per danni dai ristoratori o dalle società di delivery, poiché le tracce digitali rimangono memorizzate nei database aziendali.

Come fanno le app a capire se una foto è generata dall’AI? Le piattaforme stanno integrando strumenti di analisi forense dell’immagine che analizzano i metadati e le incongruenze nei pixel (come ombre illogiche o texture ripetitive). Inoltre, l’analisi del comportamento dell’utente e la frequenza delle richieste di rimborso aiutano a identificare i profili ad alto rischio di frode.

I ristoranti possono difendersi dai falsi reclami? Attualmente, i ristoratori possono contestare i rimborsi fornendo prove della qualità del prodotto alla partenza, come foto scattate prima della consegna. Tuttavia, la difesa più efficace sta diventando il dialogo diretto con le piattaforme per richiedere una revisione umana dei casi sospetti e l’adozione di sigilli di garanzia sulle confezioni.

I video in diretta fermeranno queste truffe? L’obbligo di caricare un video invece di una foto statica aumenta notevolmente la difficoltà di manipolazione. Sebbene esistano i deepfake, applicarli in tempo reale su un oggetto fisico come un pasto è tecnicamente molto più complesso e scoraggia la maggior parte dei truffatori occasionali.

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Angela Gemito

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Tags: food delivery intelligenza artificiale truffa

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