Twitter dichiara guerra all’Isis: chiusi 360 mila account

Eleonora Gitto

Twitter ha deciso di dichiarare guerra all’Isis e chiude 360 mila account.

Dal 2015 il social cinguettante ha chiuso in tutto 360 mila account, 235 mila negli ultimi sei mesi, legati all’Isis.

Ma gli esperti sono convinti che per rendere efficace questa guerra sul Web, è necessario “sostenere di più gli oppositori dello Stato Islamico in rete”.

Twitter, che sembra essere il social preferito dai sanguinari terroristi islamici, sul suo Blog ha scritto: “Le sospensioni giornaliere degli account che diffondono propaganda terroristica sono aumentate dell’80% in un anno con picchi subito dopo attentati e attacchi”.

Tutti i social più famosi, da Twitter a Facebook passando per Google, già da tempo, come richiesto dalla Casa Bianca, stanno mettendo in campo tutte le strategie possibili per contrastare la propaganda jihadista.

In che modo i colossi del Web stanno facendo questa battaglia? Non si sa. Almeno nessuno ne parla . Si sa che “Non c’è nessun algoritmo magico per identificare il contenuto terroristico online” e che al massimo si può parlare di “filtri anti-spam alle segnalazioni degli utenti”.

Tutto questo basta per oscurare l’Isis? A giudicare dalla realtà dei fatti, sembra di no.

Se i terroristi trovano difficoltà e vedono rimossi i loro contenuti, migrano su altre piattaforme.

Telegram, una chat simile a Whatsapp, per esempio, oggi è un canale molto utilizzato dall’Isis, il canale più utilizzato. Ma anche Threema, Signal, Vimeo, Ask.fm.

Insomma, la rete offre ancora troppe possibilità ai terroristi che continuano a diffondere il loro messaggi nonostante le contromisure del social più quotati.

Che fare allora? Sempre per gli esperti, bisogna dare un messaggio alternativo.

Alla Rand Corporation, per esempio sono convinti che: “Le autorità statunitensi dovrebbero fare di più per sostenere gli oppositori dell’Isis su Twitter, offrendo corsi sull’uso dei social media e altri strumenti per migliorare l’efficacia e la portata dei loro messaggi”.

In ogni caso, qualsiasi sia la strategia da utilizzare, prendiamo atto con piacere che la guerra in Rete contro l’Isis è iniziata.

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