Violenza sulle donne, attenzione alla Sindrome del cuore infranto

Nelle prossime ore si celebrerà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: era esattamente il 25 novembre 1999 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Del resto, la data del 25 novembre non è casuale, perché fu in quel giorno, nel 1960, che Patria, Minerva e Maria Mirabal, nome in codice Mariposas (le Farfalle) furono catturate, torturate e uccise da agenti del servizio di informazione militare del regime di Rafael Leònidas Trujillo, il dittatore che per oltre 30 anni governò la Repubblica Dominicana come un padrone assoluto, causando, in quel periodo, oltre 50mila morti tra i suoi oppositori.

Quasi due decenni, in cui anno dopo anno si è cercato di sensibilizzare sul tema, soprattutto spingendo le vittime a denunciare senza aver paura, eppure i numeri delineano un quadro ancora assurdo: nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114 le donne uccise. I dati sono nel quarto rapporto di Eures sul femminicidio in Italia. Nel 2016 i femminicidi sono stati 150, nel 2015 erano stati 142. Un aumento del 5,6% con più di 20 vittime in Lombardia e 17 in Veneto. Dal 2000 a oggi le donne vittime di omicidio volontario in Italia sono state 3000, il 37,1% di tutte le persone uccise.

In tutto il mondo, si stima che circa il 35 per cento delle donne abbia subito violenza, sessuale e non, almeno una volta nella vita. Nel 38 per cento dei casi di omicidi di donne, il colpevole è il partner.

Violenza sulle donne attenzione alla Sindrome del cuore infranto

Violenza sulle donne attenzione alla Sindrome del cuore infranto

La violenza maschile sulle donne assume molteplici forme e modalità, sebbene la violenza fisica sia la più facile da riconoscere. Non esiste un profilo della donna-tipo che subisce violenza. Il 42 per cento delle donne vittime di violenza ha riportato lesioni e ferite permanenti. L’omicidio e il suicidio sono le conseguenze più gravi. Gravidanze indesiderate, aborti e malattie sessualmente trasmissibili sono solo alcune delle altre conseguenze della violenza sessuale.

Questa giornata vuole insegnare che denunciare si può e si deve, anche se per molte donne è il passo più difficile, e proprio per questo sono in molti a chiedere che si possa procedere d’ufficio in questi reati senza denuncia, cambiando la legislazione.

Denunciare i propri aguzzini, perché sovente i contraccolpi non sono solo fisici, anzi: i cardiologi di Place – Platform of Laboratories for Advanced in Cardiac Experience, summit di settore tra i più importanti in Italia – lanciano l’allarme sulle conseguenze della violenza, anche psicologica, sulla salute delle donne.

In particolare gli esperti hanno lanciato l’allarme sulla Sindrome del Cuore Infranto, un tipo di cardiomiopatia che colpisce quasi esclusivamente le donne. E’ anche conosciuta come sindrome di Tako-Tsubo (o cardiomiopatia da stress) e si manifesta in seguito a lutti o eventi traumatici. Questa patologia è spesso presente nelle donne vittime di abusi.

“Nell’anamnesi di molti dei soggetti colpiti è stata evidenziata la presenza di un prolungato stress emotivo, tipico delle situazioni in cui la donna è sottoposta a maltrattamenti e abusi, fisici ma anche psicologici”, spiega il professor Leonardo Calò, Direttore Uoc di Cardiologia del Policlinico Casilino e Presidente del Congresso PLACE. “Parliamo di una patologia – spiega il professor Calò – che si manifesta con sintomi molto simili a quelli dell’infarto miocardico, come dolore al petto e affanno improvviso, e che non deve essere sottovalutata poiché, secondo recenti studi, ha un tasso di mortalità analogo a quello dell’infarto”.

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