Giornata nazionale del Parkinson sensibilizzare ed incentivare la ricerca
Parkinson vitamina B potrebbe rallentare il decorso della malattia

La malattia di Parkinson, anche definita come morbo di Parkinson, sindrome ipocinetica rigida o paralisi agitante è una malattia neurodegenerativa.

Il morbo di Parkinson è clinicamente caratterizzato da ipo-acinesia, rigidità, deficit posturali e spesso tremore. I sintomi esordiscono e si aggravano nel corso di diversi anni; per questo, il morbo di Parkinson è una malattia di tipo neurodegenerativo progressivo, ad evoluzione lenta.

I sintomi motori principali sono comunemente chiamati parkinsonismo. La condizione è spesso definita come una sindrome idiopatica anche se alcuni casi atipici hanno un’origine genetica.

È stata descritta per la prima volta nel 1817 da James Parkinson, un medico britannico che pubblicò un saggio su ciò che lui chiamava la paralisi agitante; in questo saggio espone i principali sintomi della malattia, a cui più tardi è stato dato il suo nome.

Il morbo di Parkinson è dovuto dal punto di vista biochimico alla degenerazione cronica e progressiva che interessa soprattutto alcune strutture del sistema nervoso centrale, in particolare dove viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il controllo dei movimenti corporei: in altre parole diminuisce la quantità disponibile nell’organismo di una sostanza legata al controllo dei movimento, la dopamina.

Giornata nazionale del Parkinson sensibilizzare ed incentivare la ricerca

Giornata nazionale del Parkinson sensibilizzare ed incentivare la ricerca

Dopo il morbo di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa. Colpisce soprattutto l’età adulta (70-80%), mentre si manifesta raramente prima dei 40 anni.

Ancora non esistono farmaci in grado di curare o prevenire il morbo di Parkinson. Oltre alle tradizionali cure farmacologiche di tipo neuroprotettivo, i centri di ricerca più affidabili si stanno orientando sempre più verso strategie che vedono protagoniste, come accade per altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale, le cellule staminali, nel tentativo di intervenire nella rigenerazione delle cellule cerebrali compromesse.

Si stima che solo in Italia i malati siano circa 250.000, con costi enormi sia in termini puramente economici che affettivi; inoltre poiché il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson aumenta con l’età, ci si aspetta un aumento dei casi nei prossimi anni, proporzionale all’invecchiamento della popolazione.

È molto importante quindi sensibilizzare, ma soprattutto promuovere la ricerca, per trovare finalmente una cura definitiva: ed è quello che si farà oggi, 25 novembre, giorno in cui si celebra la Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson.

Obiettivo primario è quello di spostare l’attenzione dalla malattia che debilita al supporto che abilita, puntando sulle attività ricreative e sul controllo della malattia stessa, facendo parlare da protagoniste le persone che la vivono e affermare che la disabilità non deve più essere sentita come uno stigma.

La campagna denominata Vivo con il Parkinson. Non smetto di vivere punta ad informare ed educare alla conoscenza della malattia, raccontando appunto la diversità delle esperienze vissute dalle persone e proponendo contesti normali di vita quotidiana con un approccio propositivo.

Per supportare in modo adeguato questa campagna, Parkinson Italia ha anche promosso un’iniziativa di raccolta fondi nel web (crowdfunding), cui tutti possono contribuire, dato che la ricerca rimane comunque centrale.

Ad allarmare i medici, infatti, non sono soltanto i numeri dei pazienti colpiti ogni anno, che vanno ad aggiungersi a coloro che hanno contratto la patologia in passato, ma soprattutto la tendenza sempre più frequente di riscontrare la malattia in uomini e donne under 50. Per la giornata promossa dalla Limpe-Dismov e la Fondazione Limpe per il Parkinson onlus, sono previste quindi in tutto il Paese numerose iniziative benefiche, volte a sensibilizzare la raccolta fondi per la ricerca, che già sta facendo passi da gigante.

Nei prossimi mesi, ad esempio, i Centri dei Disordini del Movimento aderenti arruoleranno 1.000 pazienti e 1.000 controlli cui sarà sottoposto un questionario elaborato attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica. Lo studio permetterà di individuare le possibili associazioni tra i diversi fattori che possono influenzare la malattia e verificare la forza e la riproducibilità di tali associazioni.

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