13 Reasons Why: la serie Netflix piace ma fa discutere gli esperti

Oltreoceano, ma non solo, non si parla d’altro: 13 Reasons Why, serie televisiva drammatica, ha registrato un successo incredibile, difficile da immaginare neppure dai suoi autori, soprattutto tra giovani e giovanissimi, tanto che è stata appena annunciata una seconda stagione.

Hannah Baker, la protagonista della fortunata serie Netflix “13 Reasons Why”, tornerà quindi nella seconda stagione, o meglio, a essere confermata è Katherine Langford, la neo-ventunenne che la interpreta. A confermarlo è Brian Yorkey, lo sceneggiatore della serie ispirata dal romanzo di Jay Asher, intervistato da Hollywood Reporter.

Yorkey ha lasciato intendere che la storia di Hannah ancora non è da considerarsi conclusa, nonostante il finale di stagione, “lei sarà parte integrante di qualsiasi vicenda che andremo a raccontare nel secondo capitolo sello show, e continuerà a restare la parte centrale intorno a cui ruoteranno tutte le vicende”.

Una dichiarazione ripresa anche dalla stessa Langford, la quale ha rivelato che “c’è una seconda parte della storia che ancora non abbiamo raccontato, e sarebbe bello poterla raccontare ai nostri fan. Ci sono parecchi cliffhanger alla fine della prima stagione”.

La serie prodotta dalla teen star Selena Gomez è la storia di Hannah Baker, una ragazza liceale che decide di suicidarsi. Lascerà un pacco contenente sette nastri che, in tredici punti, spiegano i motivi del gesto. Elogiata dalla critica per la bravura del cast e per il modo in cui il tema del bullismo è stato affrontato, ha però già messo in allarme gli psicologi statunitensi.

L’idea di 13 Reasons why è quella di portare a riflettere sul suicidio, sulle conseguenze delle nostre azioni e su quello che può generare il bullismo nella psiche di persone con maggiori fragilità. Ma, in realtà, per gli esperti, la serie potrebbe innestare un pericoloso istinto emulatorio che potrebbe portare a pensare che il suicidio si può trasformare in potenziale arma di ricatto sentimentale per chi resta.

Secondo Kristen Douglas, portavoce dell’organizzazione australiana per la salute giovanile Headspace, Hannah “Sta raccontando la storia in modo che lei ottenga giustizia per il suo suicidio, e questo non è ciò che accade nella realtà. Se i giovani decidono di togliersi la vita, è finita lì; non vedi come reagiscono gli altri, non vedi le reazioni dei bulli, non sei coinvolta nel tuo stesso funerale”.

Secondo una nota raccolta da Hollywood Reporter, Netflix fa sapere che “mentre molti dei nostri membri interni reputano lo show un elemento prezioso per iniziare un dialogo con i familiari, abbiamo anche raccolto una crescente preoccupazione da parte di chi ritiene che la serie tv debba offrire dei consigli”.

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