Adriano Sofri si dimette da consulente sulla riforma carceri

Un paradosso tutto italiano, ma che in fondo non stupisce perché quotidianamente si vede ben di peggio: Adriano Sofri, leader di Lotta Continua condannato a 22 anni di carcere, ma da tempo in libertà, quale mandante dell’omicidio del Commissario di Polizia Luigi Calabresi avvenuto a Milano nel 1972, è stato scelto dal ministero, insieme ad altri esperti, nell’ambito delle attività di 18 tavoli di lavoro per avviare la riforma sulle carceri.

“Un’iniziativa che mira a raccogliere il contributo di idee e proposte di avvocati, magistrati, docenti universitari, operatori penitenziari e sanitari, assistenti sociali, volontari, garanti delle persone detenute, rappresentati della cultura e dell’associazionismo civile in prospettiva di un cambiamento profondo del sistema di esecuzione della pena”, motiva la scelta il capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giovanni Melillo.

Ma un polverone si era alzato fitto subito dopo la nomina: “Meno male che ci hanno risparmiato Totò Riina, che magari avrebbe potuto parlare di una revisione del regime penitenziario duro del 41bisaveva ironicamente dichiarato ad esempio il segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe Donato Capece.

Ma tanti i cori contrari, tanto che alla fine Sofri ha deciso di dimettersi.

“Si è sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia ‘nomina’ da parte del ministro della Giustizia come ‘esperto’ di carcere – scrive Adriano Sofri in un editoriale sul Foglio -. Il mio contributo si era limitato a una conversazione telefonica con un autorevole giurista, e all’adesione a una eventuale riunione futura. Alla quale invece non andrò, scusandomene coi promotori, perché ne ho abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare”.

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