Binge Drinking, rischiare la vita da giovanissimi per il troppo alcol
Alcol aumentano i consumatori a rischio anche tra i giovanissimi

Gli ultimi dati diffusi dall’istituto Bambino Gesù rendono appieno la gravità del fenomeno, ormai quasi una piaga: nel nostro Paese il 20% dei giovani tra i 15 e i 34 anni consuma frequentemente alcolici.

Se è stabile la diffusione numerica negli ultimi dieci anni, stanno cambiando radicalmente le modalità di consumo, soprattutto tra i più giovani, con la crescita dell’abitudine di bere fuori pasto e il raddoppio del consumo di superalcolici ai danni dei “classici” vino e birra. Bevono quello che capita purché a basso costo pur di raggiungere lo sballo: sono ormai nove su dieci gli adolescenti che nel fine settimana si ubriacano in discoteca o nei pub, molti hanno meno di 18 anni.

Apparentemente l’alcol assume il ruolo di facilitare in quanto in suoi effetti possono aiutare il ragazzo a superare ansie e paure, mentre in realtà un’assunzione reiterata nel tempo può originare segni evidenti di malessere psico-fisico e comportamenti pericolosi come il “binge drinking”.

Il binge drinking (letteralmente “abbuffata alcolica”) è un concetto che tenta di semplificare e rendere oggettivo e misurabile un fenomeno complesso e multiforme. È l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve.

Binge Drinking, rischiare la vita da giovanissimi per il troppo alcol

Binge Drinking rischiare la vita da giovanissimi per il troppo alcol

Secondo l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità esso corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo in breve tempo di oltre 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica. In questa definizione non è importante il tipo di sostanza che viene ingerita né l’eventuale dipendenza alcolica: lo scopo principale di queste “abbuffate alcoliche” è l’ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo.

Va sottolineato che le ripetute bevute possono avere carattere occasionale, ma purtroppo, alcune volte, si trasformano in atteggiamento frequente e poi in vera e propria patologia sia fisica che psichica, ovvero in dipendenza da alcol, con il possibile verificarsi di concomitanti sintomi di astinenza quali: depressione, disturbi del sonno, disturbi sessuali, irritabilità, problemi di performance cognitive, come problemi di concentrazione, apprendimento e memoria (sia a lungo, che a breve termine), con pericolosi sbandamenti dell’attenzione e vuoti mnemonici non solo nelle attività scolastiche o lavorative, ma anche nelle attività semplici e normali di tutti i giorni.

Le motivazioni che spingono i giovani ad avvicinarsi all’alcol possono essere: uniformarsi al gruppo , provare sensazioni piacevoli; la solitudine, evadere dai problemi, dal senso di vuoto, curarsi dalla depressione; alcuni giovani lo fanno per disinibirsi prima di un rapporto sessuale.

Nelle abbuffate alcoliche esiste sia la pericolosità indotta dalla quantità eccessiva di alcool, sia quella dovuta alla modalità di ingestione, la quale, amplifica l’impatto negativo sulle capacità e sulla salute psicologica, cognitiva e organica.

E proprio a causa di questo fenomeno sempre più diffuso un giovanissimo in queste ore sta lottando tra la vita e la morte: un ragazzino della provincia di Alessandria è stato portato in ospedale al limite del coma etilico dopo avere bevuto abbondanti quantità di rum durante una serata con gli amici.

La quantità di rum che il ragazzo aveva assunto sembra essere andata ben oltre qualche cicchetto innocuo, trasformandosi in una dose abbondante che ha rischiato di porre fine alla vita del giovane.

Prima di lui, lo scorso gennaio, un’altra quindicenne, a Roma, è stata ricoverata in gravi condizioni sempre dopo una ‘abbuffata’ di alcolici. E non si tratta di casi isolati: il fenomeno, avvertono gli esperti, è infatti in preoccupante aumento.

Le bevande alcoliche, spiega il gastroenterologo Giovanni Addolorato, possiedono un effetto tossico di base per l’uomo e specie negli adolescenti perché il loro organismo non ha ancora prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare l’alcool (si producono infatti intorno ai 18 anni).

Gli effetti tossici si manifestano innanzitutto sull’organo bersaglio che è il fegato ma il danno è per tutti gli organi, per l’apparato neurologico ed anche, per le donne, per l’apparato riproduttivo. Il rischio, dunque, è quello di complicanze molto gravi: un’intossicazione acuta, infatti, può determinare anche un’epatite acuta alcolica, che ha un tasso di mortalità fino al 70%, oppure può portare al coma alcolico che può anche essere mortale.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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