Un uso eccessivo di ChatGPT e di strumenti simili basati sull’intelligenza artificiale potrebbe influenzare in modo significativo la nostra attività cerebrale. A lanciare l’allarme è un recente studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che suggerisce come la dipendenza dai chatbot possa ridurre l’attivazione e la connettività tra diverse aree del cervello umano.

Lo studio: come l’IA modifica l’attività cerebrale
Nella ricerca, i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi distinti. Il primo gruppo ha utilizzato ChatGPT per redigere dei testi, il secondo ha impiegato soltanto motori di ricerca convenzionali, mentre il terzo ha affrontato il compito affidandosi esclusivamente alle proprie capacità cognitive.
Durante una successiva sessione, tutti i partecipanti hanno avuto accesso allo stesso strumento usato dagli altri gruppi. I risultati, misurati attraverso l’analisi dell’attività neurale, hanno rivelato differenze significative: chi ha fatto affidamento solo sul proprio cervello ha mostrato una maggiore connettività tra le regioni cerebrali, mentre chi ha usato l’IA ha evidenziato una riduzione dell’attività neurale, segnale di un potenziale indebolimento delle funzioni cognitive autonome.
Lo studio, sebbene condotto su un campione limitato e in un contesto geografico specifico, apre un dibattito importante sul modo in cui stiamo integrando l’intelligenza artificiale nelle nostre vite quotidiane. Come osserva anche il National Institute of Mental Health (NIMH), la stimolazione costante delle aree cerebrali è cruciale per lo sviluppo delle capacità critiche e decisionali (fonte).
Quali sono le implicazioni cognitive dell’uso eccessivo dell’IA?
Secondo i ricercatori del MIT, il pericolo principale non risiede nella tecnologia in sé, ma nell’abitudine a delegare il pensiero. Quando ci affidiamo continuamente all’intelligenza artificiale per scrivere, risolvere problemi o prendere decisioni, rischiamo di compromettere l’esercizio mentale quotidiano, con effetti negativi sulla memoria, sull’attenzione e sul pensiero critico.
Questa preoccupazione è condivisa anche da studiosi di neuroscienze come Gary Marcus, professore emerito della New York University, che ha più volte sottolineato la necessità di “usare l’IA come supporto, non come sostituto del pensiero umano” (fonte).
Come usare l’intelligenza artificiale in modo equilibrato?
Gli esperti raccomandano di adottare un approccio equilibrato e consapevole: sfruttare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto, mantenendo però attive le funzioni cognitive. Prendere appunti a mano, risolvere problemi senza ricorrere subito alla tecnologia e stimolare il pensiero critico sono alcune strategie per preservare la salute del cervello.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ribadito l’importanza di limitare l’eccessiva esposizione a dispositivi digitali per tutelare il benessere cognitivo, soprattutto nei più giovani (fonte).
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