Depressione, due milioni e mezzo di italiani ne soffrono
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Depressione e ansia sono problemi molto comuni che hanno un impatto sulla nostra capacità di lavorare e di farlo in modo produttivo. In tutto il mondo, oltre 300 milioni di persone soffrono di depressione, la principale causa di disabilità, e più di 260 milioni vivono con disturbi d’ansia. Secondo una recente stima dell’OMS, ansia e depressione costano all’economia globale mille miliardi di dollari ogni anno in termini di perdita di produttività.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei Medicinali dell’Aifa, in Italia quasi 2,6 milioni di persone assumono farmaci antidepressivi.

La malattia è più diffusa nelle situazioni di disagio sociale. Sono maggiormente esposte le persone che hanno subito abusi, bullismo, violenza, separazioni, divorzi, con una storia familiare che li predispone o patologie croniche come diabete, ipertensione, cardiopatie, malattie endocrine e autoimmuni.

Esistono molti strumenti efficaci per contrastare questa malattia: non solo cure sempre più innovative, ma anche psicoterapie, terapie somatiche combinate tra di loro o poste in modalità sequenziale. Nonostante queste opportunità, pochi giungono a diagnosi e terapia: solo 1/3 di coloro che ne avrebbe necessità. A volte i pazienti hanno bisogno di una terapia farmacologica, ma che va sempre seguita dopo aver consultato un esperto e con attenzione.

Per fortuna, a quanto pare, negli ultimi anni c’è stata una diminuzione, seppur lieve, dei casi.

Depressione, due milioni e mezzo di italiani ne soffrono

Depressione due milioni e mezzo di italiani ne soffrono

Secondo i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, nel triennio 2013 – 2016 circa il 6% degli italiani tra i 18 e i 69 anni (circa 2mln e mezzo) ha riferito sintomi depressivi e ha percepito compromesso il proprio benessere psicologico.

Nello stesso periodo considerato, le Regioni più colpite sono state il Molise (il 10,1% dei cittadini ha dichiarato sintomi di depressione), la Sardegna (8,4%) e l’Umbria (8,2%).

Un dato, quello nazionale, comunque in miglioramento rispetto al 2008, quando a dichiarare sintomi di depressione era stato il (7,8%). In particolare, nel 2016 il dato si sarebbe assestato a 5,6%.

Secondo il parere di Massimo Cozza, psichiatra, coordinatore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Roma 2, il più grande d’Italia con circa 1 milione 300mila abitanti, “dobbiamo considerare che i sintomi depressivi nascono da diversi fattori sociali e psicologici, oltre che da una base biologica di partenza in particolare per quelli più gravi. Quindi il trend in diminuzione può avere diverse spiegazioni, a partire da un lieve miglioramento delle condizioni economiche, sociali e di salute rispetto all’esplosione della crisi del 2008, e da una naturale tendenza psicologica della nostra mente a superare le fasi negative della vita“.

Per lo psichiatra, inoltre, possiamo leggere il dato di una minore percentuale di sintomi depressivi tra chi non ha la cittadinanza italiana (6,1%), in quanto proviene da condizioni peggiori di vita rispetto a chi è cittadino italiano (5,2%).

Oggi, per fortuna, se ne parla di più rispetto al passato, ma ancora troppo poco. Perché non è facile raccontare la depressione, una patologia che è ancora avvolta da uno stigma, come del resto tutte le malattie mentali.

Una sofferenza che nei casi più gravi può portare al suicidio, ma che può anche portarsi all’aggravarsi di altre patologie come quelle cardiache, oncologiche o il diabete.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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