Diabete le staminali potranno debellarlo?

Circa i tre quarti delle persone con diabete sono infatti in sovrappeso o in condizione di obesità: la tendenza è quella di mangiare cibi precotti, surgelati, con composizione non sana in grassi, eccesso di zuccheri semplici, carenza di fibre, senza seguire una corretta dieta alimentare. L’abitudine al fumo e il consumo di alcool, altri elementi di rischio, sono inoltre frequenti: 1 diabetico su 4 è fumatore (25%), l’8% dei diabetici è un bevitore a rischio.

Siamo arrivati a 346 milioni di persone in tutto il mondo affette da diabete, un dato effettivamente allarmante e la popolazione di diabetici è in continuo aumento, le previsioni inoltre non sono rosee, anzi, si parla di cifre che continueranno a crescere negli anni a venire, tutto è dovuto a tanti fattori primo fra tutti l’invecchiamento generale della popolazione ma l’aumento è dovuto anche allo stile di vita scorretto che conduciamo.

Il più diffuso è certamente quello di tipo 2, che compare in età matura, di solito sopra i 40 anni, anche se di recente è stata riscontrata una maggiore diffusione tra i giovani, legata soprattutto all’obesità. Alcune alterazioni metaboliche e comportamentali alla base dell’aumento di peso sono anche causa di questa forma di diabete e l’obesità provoca ulteriori alterazioni metaboliche.

Ma esiste anche un’altra tipologia, il diabete di tipo 1, detto anche giovanile perché colpisce per lo più durante l’infanzia, ma può presentarsi fino a 40 anni. È una malattia autoimmune: il pancreas è incapace di produrre insulina o ne produce quantità scarsissime, con conseguente rapido aumento della glicemia.

Le cause che stanno alla base di tale reazione autoimmune sono poco conosciute; si presume che possano essere di tipo genetico o di sollecitazione endogena o esogena.

Il principale esame che permette di diagnosticare il diabete mellito tipo 1, e di distinguerlo dal diabete tipo 2, è basato sulla ricerca degli autoanticorpi implicati nella reazione autoimmune.

Il trattamento del diabete di tipo 1 prevede la regolare somministrazione di insulina direttamente nel flusso sanguigno. Ciò può essere realizzato mediante l’utilizzo di preparazioni a breve, lunga e/o rapida durata d’azione. Spesso il trattamento prevede una combinazione delle tre forme. L’iniezione di insulina viene effettuata mediante siringhe, penne o iniettori e può essere realizzata autonomamente o con il supporto di parenti o amici.

Diabete si potrà sconfiggere grazie alle staminali

Diabete si potra sconfiggere grazie alle staminali

Una recente ricerca, per ora sperimentata però solo sugli animali, potrebbe rappresentare un passo in avanti enorme per riuscire a trovare una cura definitiva a questa patologia.

Nello specifico, sta avendo successo e soprattutto i risultati sperati lo studio di terapia genica del Centro di ricerca pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell’università Statale di Milano diretto da Paolo Fiorina, classe 1967, originario di Gandellino, studio effettuato in collaborazione con il Boston Children’s Hospital e la Harvard Medical School.

Grazie a questa ricerca, il diabete di tipo 1 potrebbe essere sconfitto grazie alle cellule staminali.

Il team italiano ha ottenuto la remissione del diabete di tipo 1 su modello murino attraverso l’infusione di cellule staminali ematopoietiche ingegnerizzate che hanno il compito di aumentare la sintesi di PD-L1, proteina deficitaria nelle staminali ematopoietiche dei soggetti affetti da diabete di tipo 1. L’infusione ha determinato l’arresto della reazione autoimmune.

«Lo studio mostra come le cellule staminali, trattate e successivamente iniettate nel topo, siano in grado di migrare nel pancreas, sito in cui sono contenute le isole pancreatiche che producono insulina. In tutti i topi trattati il diabete è stato completamente curato e un terzo di loro ha mantenuto la normoglicemia per una lunga durata. La proteina PD-L1 è stata ripristinata sia tramite terapia genica che usando un approccio farmacologico con molecole di piccole dimensioni», spiegano gli esperti.

Ma la tecnica ha speranza anche nell’uomo? Per Paolo Fiorina è d’obbligo “un cauto ottimismo”, tuttavia “le premesse ci sono tutte”: i ricercatori hanno infatti già verificato la validità della metodica anche ex vivo su un modello umano di diabete 1, usando staminali ematopoietiche ‘gm’ umane.

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