Enrico Ruggeri, un’autobiografia per raccontare i suoi primi 60 anni

Nelle scorse ore il cantautore milanese Enrico Ruggeri ha compiuto 60 anni: un traguardo importante, costellato da numerosi successi.

L’esordio nel mondo della musica del resto è arrivato molto presto, a 15 anni, quando nel 1972 fonda il primo gruppo, “Josafat”, che nel 1974 si trasformano, con l’ingresso di Silvio Capeccia, in “Champagne Molotov”.

Nel 1977 dalla fusione dei “Champagne Molotov” con la band “Trifoglio”, nascono i “Decibel”, con cui incide nel 1978 il primo album “Punk”, pubblicato per la Spaghetti Records.

Nel 1980 arriva il primo grande successo della band al Festival di Sanremo con “Contessa”. Nel 1984 Ruggeri torna al Festival di Sanremo con un altro successo, “Nuovo swing”. Ma la vittoria alla kermesse canora arriva nel 1987 con Gianni Morandi e Umberto Tozzi (sodalizio nato nell’ambito del progetto benefico della Nazionale italiana cantanti) con il brano “Si può dare di più”.

Al culmine del successo, nel 1993 Ruggeri conquista per la seconda volta il Festival di Sanremo con il brano rock “Mistero”, da lui stesso considerato troppo di genere per ambire a una vittoria scontata.

Un traguardo festeggiato con la pubblicazione di un’autobiografia edita da Mondadori ed intitolata “Sono stato più cattivo”.

Un libro uscito ora “perché ho compiuto 60 anni e perché probabilmente mi sento meno impacciato nel raccontare di persone che non vivono più in questo mondo e di altre che non vivono più nel mio mondo”, ha dichiarato al Corriere della Sera.

Nella biografia parla delle possibili “forzature” nelle votazioni di Sanremo: “io non parlo di frode – ha fatto sapere ancora sempre al “Corriere della sera” – piuttosto faccio intendere che magari c’ è qualcosa di pilotato. Basta comporre le giurie in un certo modo o far chiudere il televoto a una certa ora e il gioco è fatto. E non credo che esista nemmeno il sistema perfetto per evitare dubbi sull’ esito della gara. D’ altronde Sanremo fa girare milioni di interessi e qualcuno quel benedetto trofeo se lo deve pur portare a casa”.

Naturalmente, ripercorrendo la sua vita, c’è spazio per i momenti meno felice della sua vita, compresi quelli in cui abusava di droghe: “Per colpa di uno spinello finii sotto processo, ma poi fortunatamente fui assolto. Quella storia adesso fa ridere, ma era un’Italia diversa”.

Più dura l’esperienza con la cocaina: “In quel caso la faccenda poteva diventare più seria: avevo un mucchio di soldi da spendere e quella polvere era parte integrante della vita sociale di Milano. Ma un giorno decisi di smettere e non l’ho mai più toccata. La cosa che ricordo con più tristezza di quel periodo è che si creava complicità con persone di cui, in uno stato di lucidità, non sarei mai stato amico”.

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