Giuliano Montaldo, per Bruni interpreta un poeta colpito da Alzheimer

Al Bif&st di Bari, nell’ambito della sezione Panorama Europeo, “Tutto quello che vuoi” è stato presentato in anteprima nazionale: Francesco Bruni, il regista, e Giuliano Montaldo, il protagonista della pellicola, hanno parlato assieme della loro ultima fatica, che arriverà nelle sale il prossimo 11 maggio.

Con il suo terzo film da regista, Francesco Bruni torna a riflettere sul rapporto tra generazioni in un divertente e a volte malinconico road movie che forza gli ormai claustrofobici confini di un cinema italiano povero di idee e punito ai botteghini per guardare con curiosità e passione verso un orizzonte più vasto e complesso.

Liberamente ispirato a Poco e niente di Cosimo Calamini (Garzanti), il film ha come co-protagonista Alessandro (Andrea Carpenzano), un ventiduenne trasteverino ignorante e turbolento, mentre l’87 enne Montaldo veste i panni dell’anziano poeta Giorgio, colpito da Alzheimer.

Francesco Bruni così ha rievocato la genesi del film: “Ci metto sempre un po’ di tempo per accumulare materiale per i film che scrivo per me. Stavolta gli elementi essenziali erano la malattia di mio padre, che è poi scomparso all’inizio di quest’anno, insieme al mio trasloco nel quartiere romano di Trastevere, che mi ha subito affascinato per il suo mondo così particolare. In seguito ho tratto ispirazione dal romanzo ‘Poco più di niente’ di Cosimo Calamini, un mio ex allievo al Centro Sperimentale di Cinematografia che mi ha fornito quegli elementi narrativi che mi mancavano e infine i racconti di mio padre quando era adolescente a Pisa.”

Mettere a confronto due generazioni così lontane, per Bruni, non è stato un problema: “Ho scoperto, è anche il caso di mio figlio, che c’è oggi grande empatia nei confronti dei nonni, mentre verso i genitori resta l’elemento conflittuale”.

Giuliano Montaldo ha invece confessato di avere avuto un po’ di difficoltà all’inizio nell’interpretare il suo personaggio “soprattutto pensando all’esperienza personale e dolorosa di Francesco. Ma poi lui mi ha saputo dirigere bene, è stato molto esigente solo quando dovevo recitare le poesie, voleva che fossi molto preciso, che scandissi le parole con attenzione. Invece la parte del rimbambito, quella mi è venuta molto più naturalmente!”.

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