Ignazio Marino, l’obiettivo è riportare le metro alla normalità

Non c’è pace per Ignazio Marino: il sindaco capitolino deve fare i conti con l’inchiesta Mafia Capitale, con le minacce di morte, con la sua giunta che progressivamente lo sta abbandonando, ed ora deve sciogliere anche un altro nodo nevralgico: lo sciopero bianco dei macchinisti della metro, che stanno paralizzando i trasporti romani.

Da alcuni giorni il servizio delle metro A e B della Capitale risulta rallentato con forti disagi per i passeggeri a causa di una sorta di “sciopero bianco” dei macchinisti, già denunciato più volte da Atac.

Sempre l’Atac, attraverso il suo sito internet di aggiornamento in tempo reale sulla mobilità pubblica capitolina, informa di “forti ritardi” sia sulla metro A che sulla metro B. Soppresse anche decine di corse sulla Roma-Viterbo e frequenze ogni 20 o 30 minuti dei trenini della Roma-Lido.

Ricordiamo che la “guerra dei trasporti” va avanti ormai da giorni, dopo la decisione dell’azienda di migliorare la produttività e aumentare l’efficienza del servizio per i passeggeri portando le ore di lavoro da 700 a 950 all’anno, e introducendo anche l’obbligo di strisciare i badge all’inizio e alla fine del turno.

Ferma la replica di Marino, che parla attraverso un video su Youtube: “In questo momento abbiamo, purtroppo, il 40% dei macchinisti a guida delle metropolitane e delle ferrovie che si rifiuta di timbrare il cartellino. Io credo che questo sia inaccettabile. Dobbiamo proseguire con il nostro atteggiamento che è di naturale severità, rispetto ai dipendenti dell’Atac, fino a quando il problema sarà risolto” spiega annunciando una ‘squadra speciale’ in azione sulle banchine per aiutare le persone “nei momenti di massimo addensamento”.

“Per me risolvere il problema significa avere da un lato i dipendenti dell’Atac che lavorano con attenzione e diligenza e che timbrano il cartellino, e ce ne sono molti che lavorano bene, dall’altro avere i nostri treni che ritornano alla normalità per offrire il sevizio giusto alla città”, conclude.

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