Il ddl anticorruzione è legge con pene molto inasprite

Una notizia attesa da molto e molti: finalmente la Camera ha approvato in via definitiva il ddl anticorruzione, legge che reintroduce tra l’altro il delitto di falso in bilancio, obbliga i condannati a restituire il maltolto e rinforza i poteri dell’Anac.

La Camera ha dato l’ok definitivo con 280 voti a favore, 53 contrari e 11 astenuti. Hanno espresso il loro parere negativo M5S e Forza Italia mentre la Lega non ha votato: la lettura del risultato della votazione è stata segnata da un lungo applauso.

Nel provvedimento viene visibilmente rafforzato il “dispositivo normativo” anticorruzione con l’aumento delle pene per i principali reati contro la pubblica amministrazione: peculato (da 4 a 10 anni e 6 mesi), corruzione propria (da 6 a 10 anni) e impropria (da uno a 6 anni), induzione indebita (da 6 a 10 anni e 6 mesi). Quanto alla corruzione in atti giudiziari (da 6 a 12 anni nell’ipotesi base), la pena può salire fino a 20 nei casi più gravi. Restano invece invariate le sanzioni della concussione, che viene però estesa anche all’incaricato di pubblico servizio.

A subire un sostanzioso inasprimento è anche il quadro sanzionatorio del 416 bis: da 10 a 15 anni (oggi è dai 7 ai 12) la pena per chi partecipa a un’associazione mafiosa, da 12 a 18 anni (anziché 9-14) per chi la organizza o dirige. Se poi l’associazione mafiosa è armata, si può arrivare per i promotori anche fino a 26 anni di carcere.

Torna infine il falso in bilancio come reato ed il testo prevede multe più salate per le società quotate: va da 400 a 600 quote. Per le non quotate la multa è minimo di 200 e massimo di 400 quote azionarie. La sanzione va da 100 a 200 quote anche per le società non quotate in caso di lieve entità del fatto.

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