L’eterno dilemma: capodanno tra zampone e cotechino

De gustibus, dicevano i latini, e ancora oggi non possiamo negare che i gusti sono talmente soggettivi che è impossibile sindacarli, ma alcune pietanze sono per certi versi obbligatorie per i giorni di festa ed in particolar modo per il 1 gennaio del nuovo anno..

Anche all’interno di una famiglia spesso i vari componenti si scontrano perché non amano mangiare le stesse cose, e quindi confezionare un cenone di Capodanno che possa mettere d’accordo tutti è di certo impresa ardua.

Uno dei dilemmi che si ripropone puntualmente ogni anno è quello tra cotechino e zampone: quale di questi due accompagnerà le lenticchie durante l’assaggio di mezzanotte?

Sono entrambi insaccati a base di carne, grasso e cotenna macinati con l’aggiunta di sale e spezie come chiodi di garofano, cannella, noce moscata (anche se ogni mastro salumiere tiene segreta la sua ricetta). Sia il cotechino che lo zampone vanno consumati previa cottura che deve essere lunga e sostenuta (minino due ore). Vista la somiglianza nella preparazione potrebbe essere facile confonderli.

A differenziarli è l’involucro: nel cotechino il mix saporito di carne, grasso, cotenna e spezie è insaccato nel budello dell’animale, mentre nello zampone invece le prelibatezze suine finiscono dentro la zampa posteriore.

Sono molto calorici e grassi, ma non fanno parte della dieta quotidiana, quindi possiamo concederci uno strappo alla regola. L’importante è non esagerare con le porzioni e limitarsi a una, due fette.

I due prodotti, stima la Coldiretti, verranno infatti gustati da più di due italiani su tre (67%) spesso in accoppiata con le lenticchie (80%).

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