Leucemia fulminante potrebbe aver causato la morte di un bimbo di 2 anni
Leucemia fulminante potrebbe aver causato la morte di un bimbo

Dinanzi alla morte spesso vengono a mancare le parole necessarie per raccontare un dolore e dei sentimenti inenarrabili, ma il tutto si complica quando purtroppo si deve raccontare della scomparsa di un bambino di soli due anni.

Una scomparsa improvvisa e inimmaginabile: un bambino di due anni, residente a Mortara (Pavia), in Lomellina, è morto al pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia dove era stato trasferito con l’ambulanza del 118 dopo la richiesta di soccorso dei genitori. Da tre giorni il bimbo accusava febbre alta e convulsioni.

A darne notizia è, per primo, il quotidiano «La Provincia pavese». I primi accertamenti condotti dai carabinieri sembrano escludere segni di violenza. Il bambino, quindi, sarebbe morto proprio in conseguenza della febbre che non è stato possibile debellare.

Secondo la prima ricostruzione, i genitori hanno ritenuto che si trattasse di una sindrome influenzale e, di conseguenza, non hanno chiesto aiuto se non quando la situazione era ormai compromessa. Quando i medici del 118 sono arrivati nella casa di Mortara dove abita la famiglia, le condizioni del bambino ormai erano critiche. Il successivo trasferimento al San Matteo di Pavia purtroppo non è bastato a salvargli la vita.

E la stessa comunità non è neppure nuova a tragedie con protagonisti bimbi così piccoli: solo qualche mese fa un’altra tragedia con protagonista un bimbo di 2 anni era avvenuta sempre a Mortara. Il piccolo era precipitato dal quinto piano di un palazzo ed era poi morto in seguito alle ferite riportate. Il personale del 118 giunto sul posto aveva trovato il piccolo in arresto cardiaco e aveva cercato di rianimarlo. Con l’elisoccorso, il bambino era poi stato trasportato all’ospedale di Vigevano, dove però non si è potuto fare altro che constatarne il decesso.

Per quanto riguarda l’ultimo decesso, la Procura di Pavia ha aperto un’inchiesta per stabilire le cause del decesso, ma i medici al momento propendono per una leucemia fulminante.

La leucemia fulminante o promielocitica acuta è la forma più aggressiva di tumore che colpisce il nostro sangue.

Se non diagnosticata tempestivamente, il paziente può morire nell’arco di pochissimi giorni a causa delle emorragie, ma attualmente la leucemia fulminante è uno dei tumori che presenta il più alto tasso di guarigione ovvero nove pazienti su dieci.

Si manifesta con la comparsa di ecchimosi (i comuni lividi che si formano anche con piccoli traumi) e petecchie (delle macchie cutanee di piccole dimensioni e di colore rosso vivo) che compaiono soprattutto agli arti inferiori. A questi si associano delle gravi emorragie che si riscontrano nella maggior parte dei casi a livello gastrointestinale, del sistema nervoso centrale e genito-urinario e sono correlate a piastrinopenia, ovvero la riduzione di piastrine che non sono in grado di maturare a causa della completa occupazione del midollo osseo da parte dei promielociti.

La LAP viene trattata con trasfusioni di concentrati piastrinici, plasma fresco congelato ed emoderivati e con moderne terapie specifiche sia chemioterapiche che a base di altri farmaci, a seconda della tipologia della malattia.

Mezzo secolo fa, quando fu scoperta, era vista come una condanna: la progressione della malattia molto rapida e la disponibilità esclusiva dei farmaci citostatici rendevano la sopravvivenza quasi mai superiore al quaranta per cento. Oggi la leucemia promielocitica acuta (poco meno di duecento diagnosi annue in Italia) ­può essere curata nella quasi totalità dei casi.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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