Loredana Bertè e la depressione nel tornare a casa dove è sola

Questo periodo è il primo sereno dopo una lunghissima congiuntura negativa, in cui il destino le aveva tolto quasi tutto e la depressione, accompagnata a gravi problemi economici, l’avevano quasi costretta a vivere per strada.

Eppure Loredana Bertè non è ancora pronta a dimenticare, non è ancora pronta a lasciarsi andare, ad affrontare con ottimismo presente e soprattutto futuro, anche se ne avrebbe tutti i motivi, dato che sta avendo un buon successo sia nelle vesti di giudice di Amici di Maria De Filippi, sia col nuovo album, appena uscito e subito molto apprezzato dai suoi tanti fans.

Loredana Berté è in pieno tour promozionale sia per il libro “Traslocando – E’ andata così”, nel quale ha raccontato senza filtri la sua infanzia difficile, la famiglia inesistente, il rapporto con Mimì econ la cocaina, sia del suo ultimo disco, Amici non ne ho, ma amiche sì, prodotto da Fiorella Mannoia che ha creduto in lei.

Ospite di Domenica In, si è detta più serena, ma in fondo confessa di essere sempre in trincea: “La mia valvola di sfogo è la musica, la depressione mi viene quando torno in casa, dove non c’è nessuno che mi aspetta, neanche un cane. E allora mi torna indietro tutta l’adrenalina di due ore e mezza di gente che mi sta intorno”.

Naturalmente ha parlato ancora una volta di Mia Martini: “Le sorelle? Le dai sempre per scontate. Io non mi perdono ancora di non averle potuto dire ancora una volta un ‘ti voglio bene’, ‘ti amo’. Lei era bellissima, quando eravamo ragazzine le scrivevano i bigliettini, le frasi d’amore sui sassi”.

Ricorda poi per l’ennesima volta, sempre con dolore, di aver detto no a un cellulare e non si perdona di non aver risposto al telefono quella notte di venerdì 12 maggio:  “Cosa mi rimprovero? Di non aver accettato quel cellulare che lei voleva regalarmi. ‘Dai, non si può mai sapere’, mi diceva, ma io nulla. A casa avevo un telefono/fax che mi aveva regalato Fabrizio De André… era uno di quei telefoni commutabili, che se premevi un tastino era telefono, se ne premevi un altro era fax. Lei chiamò per tutta la notte quel venerdì. Io non risposi. La trovarono la domenica…”.

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