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L’Impronta di 43.000 Anni Fa che Cambia per Sempre l’Idea sui Neanderthal

VEB Giu 10, 2025

Un’impronta digitale impressa su un frammento di pietra sta riscrivendo ciò che credevamo di sapere sui Neanderthal. Una recente scoperta archeologica in Spagna suggerisce che questi antichi cugini dell’Homo sapiens potrebbero aver prodotto forme d’arte simbolica, molto prima di quanto ipotizzato in passato.

Impronta di 43.000 Anni Fa che Cambia per Sempre idea sui Neanderthal

Rinvenuto nella grotta di San Lázaro, nel nord della Spagna, un ciottolo lavorato con pigmenti artificiali e una possibile rappresentazione facciale ha riacceso il dibattito sulla capacità artistica e cognitiva dei Neanderthal, spesso sottovalutata rispetto a quella degli esseri umani moderni.


Un volto scolpito nella pietra: la scoperta di San Lázaro

Nel 2022, a circa 1,5 metri di profondità sotto i sedimenti della grotta di San Lázaro, un team di archeologi spagnoli ha scoperto un frammento di pietra con forme che ricordano un volto umano, una macchia di pigmento rosso e un’impronta digitale. Secondo le analisi, l’oggetto risale a circa 43.000 anni fa, periodo in cui la regione era abitata da Neanderthal.

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La scoperta è stata resa possibile grazie a tecniche di analisi avanzate, tra cui l’esame multispettrale e la spettroscopia Raman, impiegate per confermare l’origine artificiale del pigmento, composto da ocra rossa non presente naturalmente nella grotta. Questo dettaglio suggerisce che il materiale colorante fu trasportato intenzionalmente, indicando un comportamento pianificato e simbolico.


Arte simbolica e Neanderthal: un’ipotesi che prende forza

Per decenni, si è pensato che i Neanderthal non avessero la capacità di esprimersi attraverso forme artistiche, una caratteristica attribuita solo all’Homo sapiens. Tuttavia, questa nuova scoperta rafforza le evidenze raccolte negli ultimi anni, che mostrano come i Neanderthal utilizzassero pigmenti e decorassero oggetti per fini non utilitaristici.

Già nel 2018, una ricerca pubblicata su Science aveva documentato pitture rupestri in tre diverse grotte spagnole, attribuite a Neanderthal e datate oltre 64.000 anni fa — ben prima dell’arrivo dei sapiens in Europa (Science, 2018).

La scoperta della “pietra-volto” di San Lázaro, accompagnata da un’impronta digitale impressa nel pigmento, segna un ulteriore passo avanti nella comprensione della cultura simbolica neanderthaliana.


L’impronta digitale: la prova più umana

L’elemento più affascinante del ritrovamento è la presenza di un’impronta digitale umana direttamente associata al pigmento. Sebbene gli scienziati non possano affermare con certezza che appartenga a un Neanderthal — a causa della mancanza di dati comparativi diretti — le evidenze contestuali rendono questa ipotesi altamente plausibile.

Secondo la professoressa María de Andrés-Herrero, dell’Università Complutense di Madrid, si tratta del primo esempio noto di oggetto decorato da Neanderthal, recuperato in un contesto archeologico autentico e analizzato con metodi scientifici rigorosi. La presenza del pigmento, la forma evocativa del volto e l’impronta suggeriscono una funzione non utilitaria, ma simbolica dell’oggetto.


Pensiero simbolico e intelligenza: rivalutare i Neanderthal

Questa scoperta alimenta una crescente revisione del paradigma evolutivo: i Neanderthal non erano primitivi privi di cultura, ma esseri capaci di pensiero astratto, simbolico e artistico. La loro produzione non era casuale, ma probabilmente legata a rituali, identità o comunicazione sociale.

La visione moderna dei Neanderthal sta rapidamente cambiando. Nuove ricerche genetiche e archeologiche mostrano che si accoppiavano con Homo sapiens, producevano strumenti complessi, gestivano fuochi e probabilmente avevano forme di linguaggio rudimentale (Nature, 2020).


Una scoperta che riscrive la preistoria europea

La cosiddetta “pietra del volto” non è solo un manufatto: è un messaggio sopravvissuto al tempo, inciso da una mano antica che potrebbe aver voluto comunicare qualcosa oltre la sopravvivenza quotidiana.

Il fatto che un pigmento artificiale sia stato applicato deliberatamente su una pietra con forma antropomorfa e che un’impronta sia stata lasciata (o impressa) durante il processo, indica un’intenzionalità simbolica, forse persino artistica. Questo colloca la cultura dei Neanderthal su un piano molto più simile al nostro di quanto si sia creduto in passato.


Conclusione: un volto del passato che parla al presente

La scoperta nella grotta di San Lázaro non ci mostra solo una pietra decorata, ma ci costringe a ripensare il nostro posto nella storia. I Neanderthal, troppo a lungo descritti come esseri inferiori, emergono come creature sensibili, creative e simboliche, capaci di lasciare impronte — letteralmente — nella storia dell’umanità.

Non solo sopravvivevano, ma forse, cercavano anche di esprimere il significato della loro esistenza, proprio come noi.


Fonti autorevoli e approfondimenti

  • Nature (2020) – Neanderthal intelligence reconsidered
  • Università Complutense di Madrid – Ricerca su San Lázaro (citazione indiretta)

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