Non ci resta che piangere la verità sul sequel
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Ci sono pellicole destinate a fare la storia del cinema, quella messa su da Massimo Troisi e Roberto Benigni è diventata ormai una pellicola “cult” a tutti gli effetti.

Stiamo parlando di “Non ci resta che piangere”, un film nato dalla sceneggiatura e la regia degli stessi protagonisti, tanti gli aneddoti legati proprio alla stesura della storia, si narra infatti che i due, che andavano d’amore e d’accordo, abbiano impiegato diversi mesi per scrivere quanto segue: “I protagonisti si perdono e tornano indietro nel tempo”.

Dal momento dell’uscita nelle sale, era il lontano 1984, il film è diventato un vero e proprio oggetto di culto per gli appassionati, migliaia di fan legati alla pellicola e soprattutto diverse versioni del film che in montaggio avrebbe lasciato spazio a storie diverse durante il tragitto dei due protagonisti: Saverio e Mario, rispettivamente insegnante e bidello.

Oltre alle versioni diverse della pellicola, si parla addirittura di tre versioni, c’è comunque un finale “aperto” come lo ha definito lo stesso Benigni, nel suo intervento lo scorso giugno a Roma al Festival Trastevere ha rivelato un aneddoto:

Con Massimo è stato un incontro d’amore, eravamo innamorati l’uno dell’altro e di Non ci resta che piangere volevamo dirigere un seguito, avevamo lasciato il finale aperto appositamente con l’intenzione di farne altri”.

Una dichiarazione che strugge ancor più il cuore dei fan che purtroppo, con la prematura scomparsa di Massimo Troisi, non avranno più la gioia di potersi gustare un possibile sequel.

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