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Il bacio risale a 16–21 milioni di anni fa secondo uno studio sui primati

Angela Gemito Gen 5, 2026

Un nuovo studio scientifico colloca l’origine del bacio in un antenato comune delle grandi scimmie, tra 16 e 21 milioni di anni fa. La ricerca analizza comportamenti affettivi nei primati, superando l’idea che il bacio sia esclusivamente umano. Il risultato ridefinisce il ruolo dell’affetto nell’evoluzione.

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Contesto della notizia

Il bacio è un comportamento diffuso nelle società umane, ma per lungo tempo è rimasto ai margini della ricerca evoluzionistica. La principale difficoltà risiede nella sua natura: non lascia tracce fisiche e non appare indispensabile né alla sopravvivenza né alla riproduzione. Per questo motivo, la scienza ha privilegiato altri comportamenti più direttamente legati alla selezione naturale.

L’approccio tradizionale ha considerato l’evoluzione soprattutto in funzione dell’efficienza biologica. In questo quadro, pratiche come il bacio, che comportano anche potenziali rischi per la salute, sono state interpretate come culturalmente apprese o marginali. La mancanza di osservazioni sistematiche sugli animali ha contribuito a mantenere il tema in secondo piano.

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Dettagli principali, dati e dichiarazioni

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Evolution and Human Behaviour, propone un cambio di prospettiva. I ricercatori hanno condotto un’analisi filogenetica dei comportamenti simili al bacio osservati nei primati, includendo il contatto bocca-bocca, il leccamento e altre forme di interazione facciale associate all’affetto.

I risultati indicano che tali comportamenti erano probabilmente presenti in un antenato comune delle grandi scimmie, vissuto tra 16 e 21 milioni di anni fa. Questo colloca l’origine del bacio molto prima della comparsa dell’Homo sapiens, suggerendo una continuità evolutiva dell’affetto nel mondo animale.

L’antropologa Priscille Touraille sottolinea che l’assenza di aspettative ha influenzato l’osservazione scientifica: i biologi evoluzionisti non prevedevano l’esistenza del bacio negli animali e, di conseguenza, non lo hanno cercato in modo sistematico. Lo studio colma questa lacuna integrando il piacere e l’affettività tra le dimensioni rilevanti dell’evoluzione.


Impatto sul settore o sugli utenti

La ricerca ha implicazioni rilevanti per l’antropologia, la biologia evoluzionistica e lo studio del comportamento animale. Inserire l’affetto tra i tratti selezionati apre la strada a una lettura più ampia dell’evoluzione, che non si limita alla riproduzione ma include le relazioni sociali.

Per la comunità scientifica, il lavoro fornisce un quadro metodologico per analizzare comportamenti che non lasciano evidenze fossili. L’uso comparato dei dati sui primati consente di inferire l’esistenza di pratiche antiche attraverso le somiglianze tra specie viventi.

Anche sul piano culturale, lo studio contribuisce a ridimensionare l’idea del bacio come gesto esclusivamente umano e moderno. La scoperta rafforza l’ipotesi che molte espressioni affettive abbiano radici profonde, condivise con altri primati.


Scenario attuale o sviluppi futuri

Gli autori precisano che il bacio romantico, nella forma oggi diffusa nelle società umane, non può essere retrodatato in modo diretto. Lo studio indica piuttosto l’esistenza di comportamenti affettivi precursori, da cui nel tempo si sono sviluppate espressioni più complesse.

Questa interpretazione si inserisce in una tradizione teorica che risale a Charles Darwin, per il quale l’affetto era un prodotto della selezione naturale e mostrava continuità nel regno animale. Le nuove evidenze forniscono un supporto empirico a questa visione, adattandola agli strumenti analitici contemporanei.

La ricerca apre un filone di studi sulle origini evolutive delle emozioni e delle relazioni sociali, con un’attenzione crescente a comportamenti finora trascurati. L’integrazione tra osservazione etologica e analisi filogenetica rappresenta oggi il principale sviluppo in corso.

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Angela Gemito

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