Piramide di Giza, la sua struttura aiuterà a progettare nanoparticelle
Piramide di Giza la sua struttura aiutera a progettare nanoparticelle

Le più perfette ed enigmatiche tracce dell’arte architettonica egiziana si trovano a Giza, a pochi chilometri da Il Cairo.

Benché all’interno delle piramidi e in nessun testo trovato finora vi sia il nome dei costruttori, gli studiosi hanno classificato le tre piramidi come tombe di alcuni dei più importanti faraoni della IV Dinastia ovvero Khufu, Khafra e Menkaura (Cheope, Chefren e Micerino in greco).

Prima di essere depredata per la costruzione de Il Cairo, la Grande Piramide (Piramide di Cheope) era ricoperta sulle quattro facce di pietre bianche levigate provenienti dalle cave di Tura, sull’altra riva del Nilo. A quanto pare, i blocchi della copertura pesavano circa quindici tonnellate ciascuno ed erano connessi strettamente al punto da non lasciar passare la lama di un coltello.

Gli studiosi hanno versato fiumi di inchiostro cercando di immaginare come popoli appena usciti dal neolitico, quali gli antichi egizi, avessero potuto costruire le grandiose piramidi che li contraddistinguono.

Gli egittologi, speculando sulla Grande Piramide, hanno trovato molte particolarità di carattere matematico-geometrico, ed hanno accreditato agli antichi egizi del 2500 a.C. grandi conoscenze matematico-astronomiche, come l’esatta misura della Terra, il suo peso e la sua densità, la distanza Terra-Sole, la durata dell’anno solare, la conoscenza del pigreco.

Al di là delle leggende, la piramide di Giza è stata studiata con i metodi della fisica ed è emerso che riesce a concentrare l’energia elettromagnetica.

In particolare, i ricercatori della ITMO University in Russia e del Laser Zentrum di Hannover hanno scoperto che la  Grande Piramide riesce a concentrare l’energia elettromagnetica, e precisamente le onde radio, sia nelle camere interne sia nella base, come riporta il The Sun.

Una scoperta che è di fondamentale importanza, perché sarà di ispirazione per la costruzione delle celle solari del futuro.

A “prometterlo” proprio questa ricerca pubblicata sul Journal of Applied Physics.

Il dott. Andrey Evlyukhin, supervisore scientifico e coordinatore dello studio, ha dichiarato: “Le piramidi egiziane hanno sempre attirato grande attenzione. Anche noi, come scienziati, eravamo interessati a queste strutture, così abbiamo deciso di considerare la Grande Piramide come una particella che dissipava le onde radio in modo risonante.”

“A causa della mancanza di informazioni sulle proprietà fisiche della piramide, abbiamo dovuto formulare alcune ipotesi. Ad esempio, abbiamo assunto che non ci siano cavità sconosciute all’interno e che il materiale di costruzione con proprietà calcaree sia uniformemente distribuito dentro e fuori dalla piramide. Con queste ipotesi fatte, abbiamo ottenuto risultati interessanti che possono trovare importanti applicazioni pratiche”, ha spiegato ancora l’esperto.

Attraverso ipotesi e sperimentazioni, gli scienziati hanno alla fine dedotto che la Grande Piramide di Giza concentra questa energia elettromagnetica nelle sue stanze nascoste, ovvero nelle stanze contenenti i resti di Pharoah Khufu e sua moglie.

Attraverso una simulazione matematica, hanno capito che la piramide si comporta come una parabola, perché “la lunghezza d’onda delle onde radio, compresa 200 e 600 metri, è in un certo rapporto rispetto alle dimensioni della piramide”.

Questo significa che per avere lo stesso effetto con altri tipi di radiazioni che hanno lunghezze d’onda diverse, come la luce, sono necessarie strutture di dimensioni diverse, precisamente occorrono dispositivi in miniatura.

Attraverso questa scoperta vogliono quindi progettare nanoparticelle, ossia delle dimensioni di qualche milionesimo di millimetro, e a forma di piramide,  in grado di riprodurre effetti simili nel campo ottico, da usare nelle celle solari.

Al contempo comunque gli esperti credono che sia altamente improbabile che gli antichi egizi sapessero qualcosa della scienza che stava dietro e non l’avrebbero costruita in questo modo deliberatamente.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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