Sconnessiday, sempre più giovani italiani sono ritirati sociali

Una recente ricerca ha confermato che tra il 2008 e il 2017 la quota di utenti regolari di internet nella popolazione europea tra 16 e 74 anni è aumentata dal 56 all’81%, con un ordinamento dei paesi non molto differente rispetto all’uso di computer.

In Italia, si legge nel Rapporto 2018 sulla conoscenza dell’Istat, gli utenti regolari si fermano al 69% (erano però solo il 37% nel 2008): il ritardo italiano attraversa tutte le fasce d’età, compresa quella dei più giovani, ed è più marcato per la classe delle persone di 65-74 anni (al 27%), che sconta un minor livello d’istruzione: tra le persone di 65-74 anni laureate gli utenti regolari sono infatti il 73,7%, più che nell’intera popolazione.

Nonostante, quindi, in Italia ci sia un minore accesso alla rete, purtroppo i più giovani condividono anche le brutte abitudini dei loro coetanei, in Europa e nel mondo.

In particolare sta facendo particolarmente discutere il fenomeno dei ritirati sociali.

In Giappone si definiscono “Hikikomori”, un termine che significa letteralmente “stare in disparte” e viene utilizzato per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno.

Sconnessiday sempre piu giovani italiani sono ritirati sociali

Al momento in Giappone ci sono di oltre 500.000 casi accertati, ma secondo le associazioni che se ne occupano il numero potrebbe arrivare addirittura a un milione (l’1% dell’intera popolazione nipponica).

Circa 100mila si trovano in Italia (secondo stime, non ufficiali, dell’associazione che si occupa di questo problema); per lo più hanno tra i 14 e i 25 anni (ma questo non esclude età maggiori o minori), circa il 70% è di sesso maschile, il 30% femminile.

Secondo Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, questo è un problema “che affligge tutte le economie sviluppate e riguarda i ragazzini che non riescono a sopportare la pressione della competizione scolastica e lavorativa e decidono di auto-escludersi”. La ragione principale dunque, anche secondo quanto emerge dalle ricerche condotte in Giappone, è la pressione sociale che si esprime sotto sfaccettature diverse: dipende dalla crisi economica e dalla difficoltà di entrare nel mondo del lavoro; viene esasperata e ampliata dalla cultura dell’apparenza e dell’immagine, resa ancora più importante grazie ai social network.

Sono i tantissimi ragazzi tra i 12 e 20 anni ‘ritirati sociali’, un fenomeno sottostimato che in Italia alcuni studi indicano in 30 mila giovani colpiti. È un vero e proprio disturbo sociale”: questa invece la stima di David Martinelli, esperto del Centro pediatrico interdipartimentale psicopatologia da web della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, tra i relatori della conferenza di presentazione dell’appello per la prima Giornata internazionale della ‘S-connessione’, al ministero della Salute.

Vediamo tanti casi di ragazzi che non escono più di casa e hanno nel web il loro mondo – aggiunge Martinelli – i genitori non sanno cosa fare e arrivano disperati. Li prendiamo in carico e lavoriamo per portarli ad arrivare ad un periodo di ‘disconnessione’. Il primo passo per farli tornare alla vita vera e a rapporti personali con coetanei fuori dal mondo del web”.

Il tema delle dipendenze dalle tecnologie, che è un nuovo mondo di dipendenze che si affaccia nella nostra realtà, non è da sottovalutare”: questo il monito del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in un video inviato in occasione della presentazione di “Sconnessiday‘ giornata dedicata alla “sconnessione”. “Stiamo attenti – aggiunge – non è il mezzo in sè che crea un problema, è come noi lo usiamo. Ma non c’è niente che possa sostituire la relazione umana, il fatto di stare insieme agli altri, di parlarci, di guardarci negli occhi; così si vince la solitudine, non attraverso un telefonino“.

Lo scopo dello #sconnessiday è quello di sensibilizzare le persone sul ciò che vuol dire essere connessi e spingerle ad apprezzare anche i momenti in cui si è offline.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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