SEXXX, il film sulla danza che sfugge a tutti i generi

Eleonora Gitto

Il 4 e i 5 luglio 2016 potremo vedere nelle sale italiane SEXXX di Davide Ferrario, il film che ha conquistato tutti, anche Madonna.

“Un film sulla danza che sfugge a tutti i generi”, questo è quanto si legge sul poster del film di Ferrario.

Il regista ha voluto portare sul grande schermo lo spettacolo di Matteo Levaggi realizzato dal Balletto Teatro di Torino, trasformandolo in un film che unisce danza, pittura, musica, porno ed estetismo inteso come culto della bellezza del corpo umano.

Ferrario assiste allo spettacolo per caso e ne resta talmente rapito da volerne fare subito un film.

Il Balletto Teatro di Torino mette in scena i suoi spettacoli nell’edificio dell’ottocento che un tempo fu la Lavanderia a Vapore di Collegno.

L’edificio ottocentesco si trova vicino a Rivoli e se un tempo era adibito al lavaggio dei panni del Regio Manicomio, oggi è diventato un centro d’eccellenza della danza.

Ancora una volta il connubio Danza-Cinema risulta essere vincente. SEXXX, infatti, non è la mera documentazione di un balletto, ma un vero e proprio film che si arricchisce di nuovi punti di vista di corpi nudi e di musiche straordinarie che chiama in campo mostri sacri del calibro di David Bowie, Ultravox, Giorgio Canali, The Longcut, Ooioo e Massimo Zamboni.

La musica originale per il balletto, invece, è di Bruno Raco.

Il corpo, dunque è raccontato nelle sue varie forme espressive. E a questo racconto che va dalla pittura classica al porno, s’inserisce una fiction sotto forma di cortometraggio.

“Il corpo e il suo linguaggio – spiega Ferrario – sono da sempre tra i temi che m’interessano di più. Per questo SEXXX è una ricognizione visuale sulla messa in scena del corpo nudo: dai nudi classici di Tintoretto e Palma il Vecchio fino a quelli dei set porno visitati quando realizzai GUARDAMI”.

“Insieme danza, documentario, fiction e forse video arte, il film non si lascia ingabbiare da nessun genere. Ho cercato di riprendere la danza come se raccontasse una storia, utilizzando uno stile strettamente cinematografico, quasi che la macchina da presa fosse un altro elemento della coreografia, spesso aggiungendo movimento a movimento”.

“Credo che l’esperienza che ne avrà lo spettatore sarà lontanissima da quella del punto di vista della platea che ha visto lo spettacolo a Collegno”.

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