Smog e osteoporosi: la correlazione da non sottovalutare

I numeri sono a dir poco inquietanti: l’inquinamento è la più grande causa ambientale della malattia e della morte prematura nel mondo di oggi.

Le malattie causate dall’inquinamento sono state responsabili di circa 9 milioni di morti premature nel 2015 – il 16% di tutti i decessi nel mondo – pari a tre volte il numero di morti dovute all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria messe insieme, e a 15 volte quelle provocate da tutte le guerre e altre forme di violenza.

Nei Paesi più gravemente colpiti – quelli a basso e medio reddito, dove si colloca il 92% di questi eventi fatali – le malattie correlate all’inquinamento sono responsabili di più di una morte su quattro.

È l’inquinamento dell’aria quello che provoca la maggior parte di morti (nel 2015, 6,5 milioni in tutto il mondo), seguito da quello dell’acqua (1,8 milioni), nei posti di lavoro (800 mila) e dovuto al piombo (500 mila).

Il termine “smog” è nato negli anni ‘50 dalla fusione di smoke e fog per descrivere l’atmosfera invernale di Londra, in cui la nebbia si mescolava ai fumi derivanti dall’estensivo uso di carbone, sia per scopi industriali che per il riscaldamento domestico. Più generalmente, il termine viene utilizzato per indicare l’inquinamento atmosferico che si manifesta con forme simili alla nebbia, alla foschia o alla caligine negli strati bassi dell’atmosfera, normalmente in condizioni di calma di vento e di inversioni termiche alle basse quote.

Smog e osteoporosi la correlazione da non sottovalutare

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Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione allo smog  è naturalmente associata a una serie di conseguenze per la salute. Numerosi autori hanno cercato quindi di stabilire una soglia della concentrazione media nelle 24 ore di SO2 e/o particelle in sospensione, al di sotto della quale non si verifica effetti significativi sulla mortalità.

Certamente è stato verificato, ormai da anni, che l’aria inquinata porta a malattie respiratorie e cardiovascolari, malattie polmonari croniche, formazione di tumori e leucemie.  Ma sono tante le patologie che possono essere anche solo in parte determinate dalla presenza di sostanze inquinanti nell’aria che respiriamo, come malattie all’intestino, all’apparato riproduttivo, diabete, allergie, ecc., compresi anche disturbi psicologici, quali attacchi di panico, stato di ansia e paura.

E, stando a quanto suggerisce una ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Planetary Health, lo smog «corrode» e indebolisce le ossa, favorendo l’osteoporosi.

Lo studio, condotto presso la Columbia University’s Mailman School of Public Health, evidenzia che lo smog si associa a perdita di densità ossea (condizione tipica dell’osteoporosi) e ridotta concentrazione di ormone paratiroideo nel sangue (l’ormone che presiede all’assorbimento del calcio e ha un ruolo nella mineralizzazione delle ossa).

Gli autori volevano verificare il legame tra prolungata esposizione a particolato carbonioso (nerofumo) e Pm2,5 e i 3 marcatori dell’omeostasi del calcio: ormone paratiroideo (o paratormone), calcio e vitamina D.

Si è quindi potuto osservare che coloro che vivono in aree più inquinate presentano una minore densità ossea e minore concentrazione dell’ormone paratiroideo.

Finora, come già detto, diverse ricerche hanno documentato i rischi dell’inquinamento per la salute, dalle malattie cardiovascolari a quelle respiratorie, tumori e disturbi cognitivi, ma questo studio aggiunge all’elenco dei rischi da inquinamento anche l’osteoporosi.

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