Antibiotici, in Campania si registra un grave abuso

Fenomeno fino ad oggi sottovalutato, l’antibiotico-resistenza è ormai un fenomeno diffuso in tutto il mondo e diventa sempre più preoccupante, con la resistenza a varie classi di antibiotici, anche a quelli considerati da ultima risorsa.

Eppure di antibiotici a disposizione ne abbiamo molti, più di 15 classi, che potenzialmente sono in grado di combattere un’infinità di minacce alla nostra salute. Alcuni uccidono i batteri causando la distruzione della loro parete cellulare: è il caso, per esempio, di penicilline, carbapenemi e cefalosporine. Altri agiscono su componenti diversi della cellula batterica. Altri ancora, come i chinoloni, interferiscono con la sintesi del materiale genetico dei microrganismi, di fatto impedendo loro di riprodursi, oppure con il metabolismo energetico.

Di per sé, lo sviluppo della resistenza è un normale processo evolutivo. Già nel 1945, nel suo discorso alla cerimonia del Nobel, Alexander Fleming, scopritore della penicillina, aveva avvertito che i microrganismi potuto sviluppare resistenza a questo farmaco meraviglioso.

Quando l’antibiotico distrugge i batteri sensibili, quelli insensibili al farmaco e che fino a quel momento si trovavano in uno stato “dormiente” cominciano a moltiplicarsi. Oppure può succedere che una resistenza si sviluppi in seguito a mutazioni del materiale genetico del batterio, oppure allo scambio dei geni che conferiscono la resistenza tra batteri.

Nel corso degli ultimi anni si sono però sviluppati comportamenti che favoriscono la resistenza. Tra le pratiche considerate più dannose c’è l’abitudine di fare uso degli antibiotici anche per trattare infezioni virali, dove non hanno alcuna utilità. Anche prendere i farmaci in modo diverso dalle prescrizioni, a dosi inferiori o per un tempo differente da quello raccomandato, si ritiene che possa contribuire a far sviluppare la resistenza. Altra pratica che di recente è stata messa sotto accusa è l’abitudine in molti ospedali di prescrivere cicli di antibiotici a scopo preventivo.

Antibiotici, in Campania si registra un grave abuso

Antibiotici, in Campania si registra un grave abuso

Anche qui in Italia la problematica è sempre più sentita: il fenomeno dell’antibiotico resistenza e dell’abuso è ormai un’emergenza sanitaria grave che è divenuta drammatica specie in alcune regioni come la Campania, la Sicilia e la Calabria.

Il ricorso agli antibiotici – secondo l’ultimo rapporto Osmed-Aifa del 2016 – varia infatti a livello regionale, con crescenti consumi da Sud verso Nord.

I dati parlano di valori minimi di consumo totale a Bolzano (16 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti) e in Friuli Venezia Giulia (19 dosi definite giornaliere ogni mille abitanti) a fronte di consumi doppi in Calabria e Sicilia (35) e, soprattutto, in Campania (40 dosi definite giornaliere ogni 1.000 abitanti) dove, sempre nel 2016, sono stati quasi 50mila i casi di infezioni da batteri antibiotico-resistenti rilevati dai 20 laboratori aderenti al Sistema Regionale di Sorveglianza dell’Antibiotico Resistenza (Si.Re.Ar.).

“Non sempre i medici di famiglia sono in grado di valutare l’opportunità dell’uso degli antibiotici perché sono posti di fronte al dilemma fra certezza e sospetto della malattia, a causa dei familiari che richiedono una diagnosi rapida e una pronta guarigione. Occorre una generale rieducazione all’uso degli antibiotici, iniziando opportunamente dalle scuole” ha detto Silverio Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Napoli durante il convegno di presentazione del rapporto, tenutosi nella sala della Società Storia Patria a Napoli.

I batteri più resistenti ai farmaci sono nove: l’Escherichia coli (causa di infezioni del tratto urinario e setticemie); la Klebsiella pneumoniae (polmoniti e setticemie); lo Staphylococcus aureus (infetta le ferite e può trasmettersi al sangue). E poi ancora alcune specie di batteri enterococchi all’origine di diarrea e infezioni trasmesse dal cibo.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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