Autismo, presto un test per la diagnosi a partire dallo sguardo
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L’autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. Più precisamente, data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, è recentemente invalso l’uso di parlare più correttamente di Disturbi dello Spettro Autistico(DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), comprendendo tutta una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune le suddette caratteristiche comportamentali, sebbene a vari gradi o livelli di intensità.

I sintomi iniziano lentamente a manifestarsi a partire dall’età di sei mesi, fino ad essere più espliciti dall’età di due o tre anni e continuando ad aumentare fino all’età adulta, anche se spesso in una forma meno evidente. La condizione si distingue non da un singolo sintomo, ma da una triade di sintomi caratteristici: deficit nell’interazione sociale, deficit nella comunicazione, interessi e comportamenti limitati e ripetitivi. Altri aspetti, come una alimentazione atipica, sono anch’essi comuni, ma non sono essenziali per la diagnosi.

La diagnosi, generalmente, non viene formalizzata prima dei 3-4 anni di età (anche se è possibile riconoscere i segnali di rischio per un disturbo della comunicazione e dell’interazione sociale già a 18 mesi) e la sua definizione è considerata  affidabile già a 24 mesi se condotta da personale esperto nel riconoscere i segnali precoci di una disfunzione socio-comunicativa.

Esiste generale accordo sul fatto che la diagnosi e l’avvio conseguente di un intervento precoce possa migliorare notevolmente la prognosi dei bambini con ADS e la qualità di vita delle loro famiglie. Per poter raggiungere questo obiettivo è quindi cruciale individuare le migliori pratiche per lo screening e la diagnosi di ASD già nelle prime fasi dello sviluppo.

Autismo presto un test per la diagnosi a partire dallo sguardo

Uno studio condotto presso la Uppsala Universitet, pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, ha rilevato che in futuro, per mezzo di un test visivo, si potrebbe prevedere se ci si ammalerà o meno di autismo: gli scienziati svedesi hanno scoperto che i bebè sotto l’anno di vita che si sviluppano in modo sano sono maggiormente attratti da stimoli visivi e sonori in sincronia, mentre i bebè propensi all’autismo non manifestano interesse per i suddetti stimoli.

Nello specifico, gli esperti hanno considerato un gruppo di bebè di 10 mesi di vita sottoponendoli a un semplice test della durata di pochi minuti: su un video scorrevano immagini di oggetti in corsa, ma in metà del video la velocità degli oggetti era in sincronia col volume del suono trasmesso, nell’altra metà oggetti e suoni non erano sincroni. Alcuni dei bebè preferivano marcatamente dirigere lo sguardo sugli oggetti che correvano in sincronia col sonoro, altri guardavano tutti gli oggetti senza palesare alcuna preferenza, in un certo senso, quindi, disinteressati alla sincronia tra stimoli sonori e visivi. Tutto il campione è stato monitorato per i successivi tre anni ed alcuni di loro hanno ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

Come già detto, quindi, è emerso che tendenzialmente i bambini cui è stata diagnosticata la malattia, da piccini non mostravano interesse per la sincronia di suoni e stimoli visivi.

Una scoperta, questa, potenzialmente molto interessante, che può aprire la strada a un “test visivo” del bebè della durata di pochi minuti attraverso il quale si potrebbe arrivare a predire se quel neonato si ammalerà o meno di autismo.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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