Bruno Vespa non ci sta a farsi tagliare lo stipendio

Che tra i maggiori “artisti” alla corte della Rai serpeggiasse il malcontento non è certo cosa nuova: tra coloro che hanno preferito migrare verso altri lidi e quelli che invece minacciano di farlo nel caso di tagli allo stipendio, la televisione di stato rischia di trovarsi, il prossimo settembre, con ben pochi protagonisti storici da schierare nei suoi programmi di punta.

Tra questi c’è anche Bruno Vespa: a dirla tutta la sua questione sembrava risolta a monte, dato che Vespa prima che un presentatore è un giornalista, e quindi non dovrebbe sottostare a nessun obbligo, ma a quanto pare la sua situazione non è poi così chiara.

E così il giornalista e conduttore di Porta a Porta, che  vuole essere trattato come un artista, quindi senza tetti di compenso, ha scritto una lettera ai vertici Rai.

“Sono fiducioso che la discussione su questo tema avvenga su basi esclusivamente giuridiche e di buon senso, allontanando il sospetto – alimentato da alcune dichiarazioni politiche e non solo – che si voglia immaginare qualche norma contra personam, inaccettabile sotto ogni profilo”, scrive Bruno nella lettera inviata lunedì. “E’ una lettera privata, ma in Rai di privato non c’è nulla”, dice all’ANSA il giornalista.

“La norma del 2007”, scrive ancora Vespa, “che esonera dai tetti le prestazioni professionali e artistiche che si svolgono nelle società a partecipazione pubblica operanti in regime di concorrenza, richiamata dal parere dell’Avvocatura dello Stato, chiarisce ab origine ogni equivoco sulla differenza di impiego. Volendo tuttavia avventurarsi in una speciosa distinzione, il terreno diventerebbe assai scivoloso. Tra un Fabio Fazio che si occupa di Falcone e un Bruno Vespa che fa un programma su Ballando con le stelle chi è l’artista e chi il giornalista?”.

Già il mese scorso Vespa aveva precisato di avere dal 2001 contratti per prestazioni artistiche con contributi Enpals.

La presa di posizione del giornalista e conduttore di Porta a Porta ha trovato il sostegno di alcuni colleghi ma questa ammissione potrebbe far perdere quell’autorevolezza istituzionale riconosciuta a Porta a Porta che è da molti considerata la quarta Camera dello Stato.

Il vertice di Viale Mazzini avrà tempo fino al 2 giugno per varare la sua regolamentazione in materia, ed è certo che non sarà un’operazione niente affatto facile.

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