Caldo, il cervello funziona meglio quando si usa l’aria condizionata
Cervello realizzato in laboratorio il primo organoide completo in miniatura

Se il lavoro è duro tutto l’anno, lo diventa ancora di più nei mesi estivi: lavorare con la calura che ci arde corpo e mente non è certo facile, e non tutti i posti di lavoro riescono a garantire una corretta temperatura, ideale per rendere al meglio.

Sì, perché il caldo non influisce solo sul corpo, ma anche sui processi cognitivi: lo dice persino la scienza, in uno studio che qualcuno ha già definito rivoluzionario.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health, ha messo in evidenza come gli studenti che dormivano senza aria condizionata durante un’ondata di caldo, peggioravano notevolmente i test cognitivi.

I risultati – unici nel loro genere – mostrano per la prima volta che gli effetti cognitivi negativi causati dalla temperatura elevata esistono davvero.

In particolare, 44 ragazzi, divisi tra coloro che di notte dormivano con l’aria condizionata e chi senza,  sono stati sottoposti a test cognitivi per 12 giorni consecutivi, sempre al risveglio, attraverso l’uso dello smartphone. Durante i test, i ricercatori hanno tenuto sotto controllo diversi parametri fra cui: temperatura, livelli di anidride carbonica, tasso di umidità. Hanno inoltre rilevato i dati relativi all’attività fisica e alla qualità del sonno notturno dei ragazzi.

II risultati ottenuti hanno mostrato che temperature elevate possono peggiorare le prestazioni. Durante le ondate di calore, gli studenti privi di condizionatore hanno infatti raggiunto punteggi inferiori rispetto ai loro compagni. Le reazioni cognitive sono risultate più lente del 13,4% e anche i testi di calcolo e quelli basati sul riconoscimento di colori e parole hanno dato punteggi inferiori.

È interessante notare che la differenza più significativa nella funzione cognitiva tra i due gruppi è stata osservata durante il periodo di cooldown, ovvero quando le temperature esterne cominciavano a diminuire ma quelle interne rimanevano invariate perché le stanze non erano dotate di aria condizionata.

I ricercatori hanno ricordato, inoltre, come il caldo estremo comporti serie conseguenze sulla salute pubblica. Per comprendere la portata del pericolo, basti pensare che rappresenta la prima causa di morte tra i fenomeni meteorologici.

Eppure, se da un lato, come ha dimostrato questo studio, l’aria condizionata è essenziale per il buon funzionamento del cervello, d’altro canto influisce moltissimo sull’inquinamento ambientale.

I ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison prevedono fino a 1000 ulteriori decessi all’anno negli Stati Uniti orientali a causa degli elevati livelli di inquinamento atmosferico guidati dall’aumento dell’uso di combustibili fossili per raffreddare gli edifici.

Più nello specifico,  lo studio prevede 13.000 decessi umani all’anno causati da livelli più elevati di particolato d’estate e 3.000 causati dall’ozono negli Stati Uniti orientali nel 2050.

La maggior parte di queste morti sarà attribuibile a processi naturali come la chimica dell’atmosfera e le emissioni naturali, che sono influenzate dall’aumento delle temperature. Tuttavia, circa 1.000 di queste morti ogni anno si verificherebbero a causa dell’aumento della climatizzazione alimentata da combustibili fossili.

“Il cambiamento climatico è qui e avremo bisogno di adattarci. Ma l’aria condizionata, e il modo in cui usiamo l’energia, peggiorerà l’inquinamento atmosferico, mentre le temperature continueranno a salire”, spiega David Abel, autore principale del nuovo rapporto.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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