Carne rossa, tassarla per limitarne il consumo?

Se il numero di vegani e vegetariani negli ultimi anni è sensibilmente aumentato, è indubbio che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale consuma senza troppe remore la carne.

Eppure, come gli esperti insegnano, non tutte le tipologie di carni sono uguali, soprattutto per quanto riguarda i benefici e i danni che comportano al nostro organismo: com’è risaputo, è infatti da preferire quella bianca, mentre quella rossa va limitata a un consumo più sporadico.

La carne rossa infatti aumenta il rischio di numerose patologie, dal cancro al diabete, passando per le malattie cardiovascolari.

Ma se il monito degli esperti non basta? Tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal consumo di questa, e per ridurne il consumo stesso: questo è quanto propone una ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata sulla rivista Plos One.

La ricerca sostiene che le malattie legate alle carni rosse costano 285 miliardi di dollari all’anno nel mondo. Viene quindi proposta una imposta del 20% sulla carne non lavorata (come le bistecche) e del 110% su quella lavorata (come gli insaccati, le salsicce e la pancetta).

Secondo i promotori, La misura raccoglierebbe 170 miliardi di dollari all’anno nel mondo e farebbe risparmiare 41 miliardi di dollari annui in cure mediche.

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