Colesterolo non fa male solo al cuore ma anche alla prostata
Colesterolo non fa male solo al cuore ma anche alla prostata

Il colesterolo è un costituente naturale ed essenziale dell’organismo, dato che viene utilizzato anche per produrre alcuni ormoni, la vitamina D e gli acidi biliari, ma allo stesso tempo eccessi di colesterolo nel sangue possono mettere in pericolo la salute, tanto che livelli elevati di questa molecola rappresentano uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Circa un terzo delle malattie cardiache ischemiche che colpiscono la popolazione mondiale è attribuibile al colesterolo alto. Secondo le stime sarebbero ben 2,6 milioni i decessi causati ogni anno dall’eccesso di colesterolo, pari al 4,5% del totale dei decessi.

In primis, il colesterolo alto favorisce l’arterosclerosi  (cioè la formazione di placche sulle pareti interne delle arterie con conseguente restringimento dei vasi sanguigni), predisponendo così alle malattie degli organi che non ricevono più ossigeno in  quantità sufficiente.

I rischi aumentano ancor di più se un eccesso  di colesterolo viene abbinato ad altri fattori negativi, come fumo, ipertensione, diabete e obesità.

Ma a quanto pare avere il colesterolo alto aumenta anche il rischio di sviluppare alcune importanti patologie alla prostata: l’iperplasia prostatica benigna (Ipb) e il tumore.

A dimostrarlo ben due studi internazionali, che arrivano a confermare una connessione che era già emersa in passato.

Il primo studio, pubblicato sulla rivista ‘Prostate’, è stato condotto su circa 36 mila uomini tra i 40 e i 99 anni, di cui quasi 9mila con colesterolo alto, monitorati per un periodo compreso tra 1 e 14 anni: dai dati raccolti è emerso che i maschi con evidente propensione a mantenere o sviluppare livelli di colesterolo alto (iperlipidemia o ipercolesterolemia), ‘supportati’ anche da una dieta pesante, ricca di grassi, avevano quasi il 25% di probabilità in più di incorrere in un ingrossamento della prostata (Ipb).

Più nello specifico, il 13% di casi di Ipb sono registrati nel gruppo a maggior rischio per iperlipidemia contro meno del 6% riscontrato nei maschi con colesterolo nella norma: dati da non sottovalutare se si considera che l’Ipb colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni, mentre l’iperlipidemia interessa il 34% degli uomini, con punte del 68% per quello cattivo (Ldl).

Il secondo studio, pubblicato sulla rivista “Oncotarget”, ha analizzato invece 767 uomini con una neoplasia della prostata, evidenziando che il colesterolo alto era correlato a una incidenza superiore al 37% per lo sviluppo del tumore.

Dati allarmanti che, in attesa di ulteriori conferme, non devono essere sottovalutati: dopotutto ridurre il colesterolo fa bene a tutto il corpo nel suo complesso.  “In via preventiva – spiega il professor Vincenzo Mirone, responsabile comunicazione della Siu – una strategia utile è intervenire sulla correzione della dieta, limitando l’assunzione dei grassi”.

Cambiare lo stile di vita con una sana alimentazione e attività fisica regolare rappresenta la prima forma di difesa dal colesterolo in eccesso. Tuttavia, se dopo un periodo di cambiamento non si ottengono i risultati necessari e il livello di colesterolo resta alto, il medico può ricorrere ad una terapia farmacologica.

Ricordiamo infine che le rilevanze dei suddetti studi saranno al centro della campagna #Controllati2018, organizzata nelle farmacie italiane dalla Società Italiana di Urologia, che partirà nel mese di novembre. Nel frattempo, consigli e informazioni si possono trovare sul sito www.siu.it.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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