Influenza aviaria, nuovo focolaio vicino Asti

L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce per lo più gli uccelli selvatici, e questi poi fungono da serbatoio e possono eliminare il virus attraverso le feci.

Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile.

L’influenza nel pollame, sia nella forma causata da ceppi a bassa patogenicità (LPAI) sia da ceppi ad alta patogenicità (HPAI) regolarmente si presenta nel territorio nazionale, ma la cosa non va affatto sottovalutata, ed il perché è presto spiegato.

I virus influenzali appartenenti al tipo A possono, infatti, infettare anche altri animali (maiali, cavalli, cani, balene) nonché l’uomo. Data l’elevata frequenza con cui questi virus vanno incontro a fenomeni di mutazione, c’è quindi sempre la concreta possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale la popolazione umana risulta suscettibile dando modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia.

Influenza aviaria focolaio vicino Asti

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L’influenza aviaria venne descritta per la prima volta in Piemonte nel 1878. Nel 1901 se ne attribuì la causa a un virus, che nel 1955 è stato ascritto al “tipo A influenzale”. La malattia è stata segnalata in tutto il mondo, ma i focolai da virus HPAI (peste aviaria propriamente detta) erano considerati di rara insorgenza.

Dal 1996, invece, è iniziata una serie di epidemie da virus H7 e H5 che ha coinvolto un po’ tutti i continenti: Hong Kong(1997, 2001, 2002, 2003); Australia (1997); Cile (2002); centro-America (2000, 2001, 2003); Paesi Bassi, Belgio, Germania (2003); Canada (2004); U.S.A.(2004); Sudafrica (2004); sud-est asiatico (2004, 2005); Asia, Europa (2005, 2006).

Soprattutto in Veneto, Lombardia ed Emilia, dal 1997 in poi si sono verificati diversi focolai da virus LPAI e HPAI dei sottotipi: H5N2 (1997, HPAI); H5N9 (1998, LPAI); H7N1 (1999-2001, HPAI con più di 15 milioni di capi coinvolti); H7N3(2002-2003, LPAI con 388 focolai per 8 milioni di capi); H5N3, H7N3, H7N7 (2004,LPAI); H5N2 (2005, LPAI con 25 focolai in Veneto e 15 in Lombardia).

Ed, a quanto pare, un nuovo focolaio è stato appena scoperto: l’influenza aviaria ha infatti colpito due allevamenti dell’astigiano, con due focolai a Monferrato, in allevamenti distanti fra loro poche decine di metri anche se appartenenti a due diversi comuni. Nei due allevamenti si trovano 50 mila galline che verranno abbattute. Intorno a questi allevamenti le autorità sanitarie hanno istituito zone di protezione e di sorveglianza rispettivamente di 3 e 10 chilometri.

Venerdì scorso sono state eseguite le campionature di controllo, che lunedì hanno dato esito positivo, confermato dal Centro analisi di referenza nazionale di Padova: galline e polli avevano contratto una variante del virus “ad alta patogenicità” H5N8, in condizioni normali sostanzialmente innocuo per l’uomo, ma micidiale per gli animali.

Un danno ingente per la ditta dell’astigiano, che nel migliore dei casi potrà beneficiare di un indennizzo che copre la perdita e le spese di pulizia, previsto dalla legge per coloro che informano tempestivamente le autorità dell’emergenza in corso e per chi viene riconosciuto privo di responsabilità nella diffusione della malattia.

Ricordiamo che nel corso del 2017 in Italia sono già stati certificati 69 casi di aviaria, soprattutto in Lombardia e Veneto.

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