Killer di San Bernardino, FBI sblocca l’iPhone senza l’aiuto di Apple

L’Fbi è riuscita a sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino senza l’aiuto della Apple. Gli agenti federali non hanno reso noto il metodo utilizzato per lo sblocco, ma grazie ad esso non sarà più necessario portare l’azienda Apple in tribunale per intimarle di creare un software di sblocco ed avere accesso alle informazioni contenute all’interno dell’iPhone del killer, considerate indispensabili per l’inchiesta.

L’azienda dalla mela morsicata si è rifiutata di sbloccare il device sin dall’inizio per ragioni di privacy, dicendosi anche pronta ad affrontare una serie di processi, fino alla Corte Suprema.

Lo sblocco dell’iPhone usato dai killer che uccisero 19 persone in un centro di assistenza per disabili è avvenuto grazie all’intervento di una terza figura la cui identità è rimasta ignota, come spiegato dal procuratore federale della California centrale Eileen Decker, il quale ha successivamente fatto richiesta alla Corte federale di annullare l’ingiunzione contro Apple per procedere all’accesso ai dati contenuti nell’iPhone.

Il governo è riuscito ad accedere con successo ai dati contenuti dell’iPhone di Farook per questo non ha più bisogno dell’assistenza di Apple“, ha comunicato il dipartimento di Giustizia. Esha Bhandari, avvocato della American Civil Liberties Union (Aclu), ha spiegato al New York Times un dettaglio importante, affermando che “Dal punto di vista legale non è detto che la battaglia sia finita” poiché il governo potrebbe rifiutare di condividere le scoperte con la Apple, definendo tale informazione come “top secret”. Soltanto qualche giorno fa Edward Snowden, ex analista della National Security Agency, aveva dichiarato che l’Fbi non aveva bisogno dei tecnici di Apple per sbloccare l’iPhone di Syed Farook.

Una “lotta”, quella tra l’amministrazione Obama e il chief executive di Apple, Tim Cook, durata mesi, che ha spaccato a metà l’opinione pubblica e che si basava sul presupposto che gli iPhone di nuova generazione, come quello dei killer di San Bernardino, fossero impenetrabili, al punto tale di possedere l’auto-distruzione dei dati dopo una serie di tentativi falliti di comporre il pin. Per questo gli inquirenti intimarono ad Apple di far scrivere ai suoi ingegneri un nuovo codice software che garantisse un accesso di emergenza per carpire i dati dell’iPhone dietro mandato del giudice.

Cook aveva opposto un categorico rifiuto, millantando la battaglia per principi etico-giuridici e minacciando di portare la questione di ricorso in ricorso fino alla Corte suprema, anche se c’è il forte sospetto che dietro a queste nobili intenzioni ci fosse in realtà una battaglia di marketing per consolidare la supremazia sulla sicurezza dei dati personali contenuti nei device della sua azienda.

Ma il dipartimento di Giustizia ha ribaltato il tutto: non c’è più bisogno di Apple per avere accesso agli ultimi modelli di iPhone, gli esperti dell’Fbi avrebbero trovato il modo per fare da soli. Un duro colpo all’immagine di Apple.

Nel frattempo l’azienda Apple aveva dichiarato tramite uno dei suoi legali di essere all’oscuro delle tecniche che l’Fbi intendeva usare per lo sblocco dell’iPhone, ma che al contempo la società si aspettava che se fossero riusciti nell’impresa, le autorità avrebbero condiviso le informazioni sulle criticità dell’iPhone.

Loading...
Potrebbero interessarti

Evento dedicato ai droni a Roma dal 29 al 31 maggio

Dal 29 al 31 maggio Roma sarà invasa da droni che coloreranno…

Facebook, un’indagine di mercato dietro le foto arcobaleno

Avete anche voi colorato la vostra immagine di colori arcobaleno, con l’opzione…