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La coscienza può dilatare la percezione del tempo

VEB Gen 6, 2025

Il docente senior di psicologia Steve Taylor, dell’Università di Leeds Beckett, esplora nel suo nuovo libro un fenomeno affascinante legato alla percezione del tempo, definito “esperienza di dilatazione del tempo” (TDE). Questo stato si manifesta quando i secondi sembrano dilatarsi fino a trasformarsi in minuti, una condizione che può verificarsi in situazioni inaspettate, come incidenti stradali o momenti di meditazione profonda.

La coscienza può dilatare la percezione del tempo

Taylor evidenzia come la percezione del tempo vari significativamente a seconda delle circostanze. Ad esempio, trascorrere una settimana in un luogo sconosciuto può apparire molto più lungo rispetto ai soliti giorni in un ambiente familiare. Quando siamo annoiati o proviamo dolore, il tempo sembra rallentare, mentre vola quando siamo immersi in attività che ci appassionano. Tuttavia, secondo Taylor, queste variazioni rappresentano solo una parte superficiale del fenomeno.

In condizioni estreme, il tempo può rallentare drasticamente. Circa l’85% dei partecipanti allo studio condotto da Taylor ha riferito di aver sperimentato il TDE in situazioni di pericolo, come incidenti o attacchi. Durante questi momenti, la coscienza si intensifica, e l’ambiente viene percepito con maggiore nitidezza, dando origine all’impressione che il tempo scorra più lentamente.

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Curiosamente, il TDE può verificarsi anche in contesti tranquilli, come durante la meditazione o passeggiate nella natura. Taylor spiega che in stati di profonda connessione con il mondo circostante, si perde il senso di separazione tra sé e l’ambiente, provocando una percezione alterata del tempo. Tuttavia, non tutte le spiegazioni si basano su cambiamenti dello stato di coscienza. Alcuni studiosi attribuiscono il fenomeno al rilascio di norepinefrina in situazioni di stress, anche se questa teoria non si sposa con le sensazioni di calma sperimentate in molti casi. Altri ipotizzano che il TDE sia un adattamento evolutivo, utile ai nostri antenati per aumentare le probabilità di sopravvivenza in contesti pericolosi.

Taylor considera anche la possibilità che il TDE sia un’illusione della memoria: rievocare momenti estremi richiede l’elaborazione di una maggiore quantità di dettagli, dando l’impressione che il tempo sia stato più lungo. Tuttavia, la maggior parte dei partecipanti al suo studio percepisce il TDE come un’esperienza reale piuttosto che un semplice inganno della mente.

In definitiva, approfondire la comprensione del TDE può aiutarci a riflettere su come viviamo il tempo e come questa percezione influisca sulle nostre vite. Nei momenti di stress o intensa concentrazione possiamo non solo vivere esperienze straordinarie, ma anche imparare a gestire meglio il tempo nella nostra quotidianità, migliorando così la qualità della nostra vita.

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