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Le migliaia di satelliti stanno inquinando le bande disponibili

VEB Lug 12, 2023

Nel corso degli anni, l’avvento delle costellazioni satellitari ha portato a numerosi progressi nella connettività globale. Tuttavia, la crescente presenza di satelliti in orbita terrestre ha generato un problema inaspettato: l’inquinamento delle bande d’onda destinate alla radioastronomia.

Le migliaia di satelliti stanno inquinando le bande disponibili
Foto@Pixabay

In particolare, SpaceX, l’azienda che ha lanciato la costellazione di satelliti Starlink, ha riscontrato una dispersione elettromagnetica di onde radio a bassa frequenza, che minaccia la capacità di condurre ricerche astronomiche.

L’ingegnere Federico Di Vruno, esperto dell’Osservatorio SKA e dell’Unione Astronomica Internazionale, ha definito lo studio condotto sul fenomeno come “l’ultimo sforzo per comprendere meglio l’influenza dei satelliti sulla radioastronomia“. Precedenti speculazioni e seminari hanno sollevato preoccupazioni riguardo a questa radiazione, e le osservazioni confermano ora la sua misurabilità.

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La situazione è particolarmente allarmante a causa dell’aumento esponenziale del numero di satelliti in orbita attorno alla Terra. Attualmente, SpaceX ha già posizionato circa 4.365 satelliti Starlink, ma l’azienda ha progetti per lanciarne migliaia di nuovi in futuro. Non è solo SpaceX a contribuire all’aumento del traffico spaziale: OneWeb conta più di 600 satelliti, mentre Amazon prevede di lanciarne migliaia a partire dal 2024.

Per affrontare le preoccupazioni riguardanti l’impatto visibile sulla Terra, SpaceX ha già intrapreso azioni correttive e ha sviluppato satelliti con una luminosità ridotta. Tuttavia, questo intervento riguarda solo le lunghezze d’onda visibili, mentre la radioastronomia affronta problemi ben più seri.

I ricercatori hanno scoperto che le frequenze radio comprese tra 10,7 e 12,7 gigahertz, utilizzate dai satelliti per le comunicazioni in downlink, potrebbero causare preoccupazioni alla comunità radioastronomica. Utilizzando l’array a bassa frequenza (LOFAR) in Europa, è stato rilevato un segnale di radiazione nell’intervallo compreso tra 110 e 188 MHz proveniente da 47 dei 68 satelliti Starlink osservati. Questo intervallo include la banda protetta tra 150,05 e 153 MHz, specificamente dedicata alla radioastronomia, ed è stata stabilita dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni.

La radiazione rilevata è considerata involontaria, generata dall’elettronica dei satelliti, purché sia conforme alle regole. Sulla Terra esistono rigidi limiti per i dispositivi elettrici di controllo EMI (interferenza elettromagnetica), ma tali regolamenti non si applicano nello spazio. Nonostante l’impatto dei satelliti sulla radioastronomia sia ancora relativamente limitato, è evidente che con l’aumento del loro numero, la radiazione diventerà sempre più problematica.

I ricercatori hanno già affrontato il problema, contattando SpaceX per trovare soluzioni atte ad eliminare o ridurre al minimo questa perdita involontaria di radiazione. È importante notare che lo sviluppo della tecnologia delle costellazioni satellitari è ancora in una fase iniziale, e i progetti futuri potranno essere adattati di conseguenza.

Questo studio rappresenta un esempio degli effetti collaterali imprevisti che possono derivare dal progresso tecnologico. L’astronomo Michael Cramer del Max Planck Institute for Radio Astronomy e della International Astronomical Society in Germania auspica un’ampia collaborazione tra l’industria dei satelliti e le autorità di regolamentazione. SpaceX rappresenta solo il primo esempio di questo problema, e una soluzione potrebbe essere raggiunta attraverso un impegno comune.

L’impatto dei satelliti sulla radioastronomia è un problema emergente che richiede una risposta globale. Solo con il coinvolgimento di tutte le parti interessate sarà possibile preservare l’integrità delle ricerche astronomiche e garantire uno spazio pulito per l’esplorazione futura.

Fonte@Astronomy & Astrophysics

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