LinkedIn, uno spam da 13 milioni di dollari

Eleonora Gitto

E’ proprio così: LinkedIn sarà costretta a sborsare ben 13 milioni di dollari perché accusata di inviare troppi messaggi spam ai contatti dei suoi utenti.

Gli iscritti a LinkedIn, il servizio Internet gratuito di rete sociale utilizzato soprattutto per contatti professionali, già in passato avevano lamentato di ricevere molte mail-spam.

LinkedIn in modo quasi ossessivo suggeriva ai suoi utenti i nomi con i quali mettersi in contatto.

Perciò due anni fa era nata una class action per impedire alla piattaforma di usare in modo spropositato la funzione “add connections”, attraverso la quale LinkedIn riesce ad accedere ai contatti per inviare le mail-spam.

Si ricorda che la rete LinkedIn è presente in 200 Paesi e conta circa 500 milioni di utenti. Basta fare due coni per immaginare la mole di mail-spam che si spediscono tutti i giorni.

E gli iscritti si ritrovano la mail invasa dai “suggerimenti” del social network. Non solo. Ma se l’utente non risponde alla richiesta, si ritrova bombardati da messaggi del tipo “l’utente X è in attesa di risposta”.

Insomma, una vera e propria persecuzione. Bene hanno fatto allora i giudici americani a sentenziare che LinkedIn non ha l’autorizzazione a inviare questi solleciti, perciò hanno condannato il social a una multa di 13 milioni di dollari.

LinkedIn ha provato più volte a difendersi dall’accusa di “untore” di spam, riferendo che quando si utilizza “add connections”, vengono inviate al massimo tre e-mail. Ma a nulla è valsa la sua opposizione.

Alla fine il social network ha dovuto prendere atto e accettare la decisione dei giudici, tanto che il portavoce della piattaforma al Wall Street Journal ha dichiarato: “Abbiamo deciso di risolvere il caso in modo da poterci concentrare su ciò che conta di più: trovare ulteriori modi per migliorare l’esperienza dei nostri membri”.

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