L’Italia non approfitta del diritto all’oblio

Giusto un anno fa ci fu una sentenza che da più parti fu definita storica, ma che tuttavia in Italia non ha avuto tutta quella risonanza che ci si aspettava avesse.

Un anno fa difatti l’Europa ha riconosciuto il diritto degli utenti di veder cancellate dalla rete le informazioni che non li rappresentano più: quello che da tutti è conosciuto come diritto all’Oblio.

Fino ad oggi Google, che in molti Paesi europei detiene più del 90 per cento della quota di mercato delle ricerche, ha ricevuto oltre 253.000 richieste di rimozione, che coinvolgono più di 920.000 link. E di questi segnalati il colosso alla fine ne ha rimossi circa il 40%, cioè circa 380.000. Logicamente la decisione della Corte di giustizia europea non si applica solo a Google, naturalmente, ma a tutti gli altri motori di ricerca operanti in Europa, tra cui Yahoo e Bing.

Eppure non tutti i paesi sono così attenti alla propria privacy, o quantomeno al diritto di essere dimenticati dalla rete: Google ha ricevuto circa 780 richieste per milione di abitanti dalla Francia, 530 per milione dalla Germania, 500 per milione dal Regno Unito, 490 per milione dalla Spagna e 310 per milione dall’Italia.

Il nostro paese quindi non è sul podio per quanto riguarda le richieste, ma anche per quanto riguarda i risultati: solo il 27.6% degli url (15.072) è stato rimosso, mentre Google ha bocciato oltre il 70% delle istanze inoltrate.

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