Luigi Pelazza nella bufera per il servizio sul traffico di armi

Solo qualche giorno fa era stato espulso, assieme alla sua troupe, dal Marocco, per aver cercato di realizzare un servizio sulla prostituzione minorile nel paese, ma a quanto pare una nuova tegola si abbatte sulla testa dell’inviato delle Iene Luigi Pelazza.

A Pelazza infatti sono state mosse delle gravissime accuse: queste ultime arrivano direttamente dalla Bosnia che accusa l’inviato di aver falsificato un servizio in cui dimostrava quanto è facile in quel paese acquistare armi di ogni sorta, senza alcuna licenza o autorizzazione.

Nel video si può vedere Pelazza che maneggia armi e persino uno dei trafficanti che ha confidato all’inviato delle Iene di essersi fatto più di una decina d’anni di carcere a Rebibbia prima di rientrare in Bosnia dove adesso opera come trafficante.

La Bosnia però grida a gran voce che è tutto falso: “Le persone che appaiono nel filmato sono state identificate ed è stato accertato che non si tratta di presunti trafficanti di armi“, si legge in una dichiarazione della Procura di Sarajevo. “Non abbiamo ancora un quadro completo, ma abbiamo prove e confessioni“, ha poi detto in conferenza stampa Vahidin Sahinpasic, funzionario di polizia, secondo cui il giornalista italiano è considerato un “sospetto”.

Interpellato dall’emittente dei Balcani N1, Pelazza ha respinto le accuse, sostenendo che non aveva alcuna ragione per organizzare una tale messa in scena, poi la risposta anche di Davide Parenti:

Quello che so con certezza è che abbiamo realizzato un’inchiesta straordinaria, che documenta come le armi rimaste in Bosnia dagli anni ‘90 siano quelle che hanno sparato a Charlie Hebdo, al Bataclan e in altri luoghi delle stragi collegate all’Isis in Europa. Pelazza è andato lì per cercare di capire chi vende queste armi, come si comprano e ha scoperto che è facile farlo. Dire dunque che abbiamo realizzato un falso è una balla cosmica»

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