Mary Garret deve tornare a danzare alla Scala

Come al solito, la libertà di pensiero e parole sono sancite solamente dalla Costituzione, e anche parlare di anoressia va bene solo se lo si fa in modo astratto, su qualche cartellone pubblicitario o in qualche scarna campagna di sensibilizzazione, solo sfiorando il problema e senza mai tirare in ballo nessuno concretamente.

Lo ha potuto sperimentare sulla propria pelle Mary Garret, licenziata, ora lo possiamo dire, “ingiustamente” dal Teatro della Scala di Milano, proprio per aver detto quelli che tutti sanno ma a cui nessuno osa far cenno.

Nel 2012, Mariafrancesca Garritano aveva rilasciato un’intervista al giornale inglese «The Observer», nella quale smontava l’aura romantica del mondo della danza, denunciando i problemi legati ai disturbi alimentari: competizioni, sacrifici e anoressia, che lei stessa aveva vissuto in prima persona.

Il quotidiano inglese “The Observer” riportava affermazioni e denunce pesanti: «Che una ballerina su cinque alla Scala soffre di anoressia, che molte non riescono ad avere figli, che nei corpi di ballo dilagano «storie di corruzione, di minacce e di compromessi, per mantenere il proprio posto sul palco».

La direzione del teatro lo considerò un attacco diretto e la licenziò in tronco. La corte d’appello di Milano, già nell’ottobre 2014, si era pronunciata affermando che il licenziamento non aveva legittimità, ed in queste ore la sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal teatro milanese: Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret, deve essere reintegrata al suo posto.

Gli avvocati della ballerina confidano «che il Teatro alla Scala darà immediata esecuzione alla sentenza della Suprema Corte, reintegrando la Garritano nel posto che le spetta nel Corpo di ballo della Scala».

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