Mortalità al sud si vive peggio e si muore di più
Longevita il segreto è nella mutazione di una proteina

Negli ultimi anni i numeri hanno confermato un trend costante: la sanità spacca in due l’Italia.

In buona sostanza, quanto viviamo dipende non solo dal nostro patrimonio genetico e dai nostri stili di vita ma anche da dove siamo nati, dal nostro livello di istruzione, dal nostro livello sociale. In altre parole dalla qualità dei diversi sistemi sanitari regionali, e dal fatto che siamo ricchi o poveri.

Capire dove si vive non è quindi un’informazione secondaria, perché nelle regioni meridionali si continua a stare peggio, mentre dove la prevenzione funziona si vive di più.

Come abbiamo detto non è una novità ma i numeri dell’ultimo rapporto Osservasalute 2017 continuano a colpire.

L’aspettativa di vita nella provincia di Trento è di 81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni, per le donne, un dato che crolla in Campania, dove la speranza di vita alla nascita è la più bassa del paese (78,9 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne).

L’indagine segnala come diminuisca il numero degli abitanti in Italia, con oltre 1 italiano su 5 che ha più di 65 anni: attualmente sono 6,6 mln i 65-74enni (10,9% con un picco del 12,7% in Liguria), 4,8 mln i 75-84enni, 2 mln gli over-84 (con le donne che rappresentano la maggioranza, ovvero il 68%).

Mortalità al sud si vive peggio e si muore di più

Mortalita al sud si vive peggio e si muore di piu

Continuano invece a calare gli ultracentenari: al gennaio 2017, meno di 3 residenti su 10mila hanno 100 anni e oltre e le donne sono le più numerose. Attualmente, ben il 30,3% degli ultrasessantacinquenni ha molta difficoltà o non è in grado di usare il telefono, prendere le medicine e gestire le risorse economiche, preparare i pasti, fare la spesa e svolgere attività domestiche, leggere, svolgere occasionalmente attività domestiche pesanti.

Tali prevalenze si attestano al 13% nella classe di età 65-74 anni, al 38% per gli anziani tra i 75-84 anni e al 69,8% tra gli ultra ottantacinquenni. Da ciò, rileva il Rapporto, «si evince una richiesta di aiuto e una difficoltà di gestione della quotidianità».

E se in generale in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche, questo avviene solo dove la prevenzione funziona, ovvero principalmente nelle regioni settentrionali. Al Sud, invece, la situazione è opposta: il tasso di mortalità per queste malattie è infatti maggiore di una percentuale che va dal 5 al 28% e la Campania è la regione ancora una volta con i dati peggiori.

Nel sud Italia una persona su cinque dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure, quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali.

E’ evidente il fallimento del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance fra le regioni italiane“.

Ad affermarlo è il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, in occasione della presentazione del Rapporto Osservasalute. Riferendosi al gap tra le regioni italiane in termini di salute ed efficienza delle prestazioni del Ssn, Ricciardi rileva come “si tratta di differenze inique perché non ‘naturali’, ma frutto di scelte politiche e gestionali”. È dunque “auspicabile – afferma – che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo Sanitario Nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno, come ampiamente evidenziato nel nuovo Rapporto Osservasalute”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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