No Vax anche nel mirino del Parlamento Europeo
No Vax anche nel mirino del Parlamento Europeo

La legge approvata lo scorso anno per incentivare le vaccinazioni, a fronte di un aumento preoccupante di alcune malattie come il morbillo, prevedeva che entro il 10 marzo i genitori dovessero dimostrare di avere vaccinato i loro figli o di avere prenotato le somministrazioni presso le ASL: i bambini non in regola sono quindi quelli non vaccinati e per i quali non è stata fatta domanda presso le ASL.

Questo avrebbe dovuto, in teoria, spingere tutti i genitori a vaccinare e a portare la copertura vaccinale sopra la soglia di sicurezza, fissata al 95%.

Nella realtà, se i nuovi dati fanno ben sperare, è anche vero che si sono moltiplicate le manifestazioni di protesta dei no vax, che continuano imperterriti per la loro strada, anche andando contro la legge.

I motivi degli oppositori odierni sono analoghi ai motivi degli oppositori di cinquant’anni fa, ovvero che si tratti di un pratica dannosa per la salute, che siano nascoste le reazioni avverse e che tale pratica sia disposta solo per fare arricchire le aziende produttrici di vaccini. Tra le cause dell’antivaccinismo vi sono anche: motivazioni religiose, l’errata convinzione, da parte di alcuni individui, dell’avvenuta scomparsa delle malattie, che renderebbe inutile la vaccinazione o la mancanza di consapevolezza riguardo alla pericolosità delle malattie oggetto di prevenzione tramite vaccini.

Le pretese dei no vax stanno preoccupando molto le autorità nazionali, ma non solo: anche il Parlamento Europeo si è esposto per denunciare quello che a suo dire non funziona ancora nel sistema italiano.

No Vax anche nel mirino del Parlamento Europeo

No Vax anche nel mirino del Parlamento Europeo

Una centrale d’acquisto unica europea per favorire la riduzione dei prezzi dei vaccini e garantire procedure più trasparenti: questa in primis la richiesta del Parlamento europeo, formalizzata a Strasburgo in una risoluzione, che rilancia la preoccupazione sulle «notevoli lacune» nella diffusione dei vaccini e sul tasso di copertura vaccinale «troppo basso» per assicurare che i cittadini godano di una protezione adeguata contro le malattie prevenibili con la vaccinazione.

Numeri alla mano, il quadro preso in considerazione è preoccupante. Nel periodo tra il 2008 e il 2015 in Europa si sono registrati 215.000 casi di malattie a prevenzione vaccinale, esclusa l’influenza. Il morbillo è una malattia grave e dall’inizio del 2016 sono stati segnalati 57 decessi nell’UE. Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), la maggior parte dei casi sono stati segnalati dalla Romania (5.224), dall’Italia (4.978), dalla Grecia (1.398) e dalla Germania (906), tra il 1 ° febbraio 2017 e il 31 gennaio 2018, pari al 35%, 34%, 9% e 6%, rispettivamente, di tutti i casi segnalati dai Paesi UE/SEE. Dal 1° gennaio 2018 sono stati segnalati sette decessi in 4 Paesi: Romania (3), Italia (2), Grecia (1) e Francia (1).

Il Parlamento europeo punta quindi il dito contro i no vax per le «informazioni inaffidabili, fuorvianti e prive di fondamento scientifico», invitando i paesi membri ad adottare «misure efficaci contro la diffusione di tali informazioni fuorvianti». In plenaria è stata approvata una risoluzione non vincolante per alzata di mano.

«La vaccinazione – si legge nella risoluzione  – previene, secondo le stime, 2,5 milioni di morti l’anno in tutto il mondo e riduce i costi dei trattamenti specifici per le malattie, compresi i trattamenti antimicrobici». Iniziare con «vaccinazioni di protezione su larga scala in Europa ha contribuito in modo significativo al debellamento o al declino di numerose malattie infettive».

Nonostante ciò però ci sono «epidemie evitabili di morbillo in numerosi Paesi a causa della riluttanza nei confronti dei vaccini». Per questo, anche a livello comunitario, occorre rafforzare la legislazione per aumentare la copertura vaccinale.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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