Parkinson, un farmaco per curarlo ha provocato la ludopatia

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. La malattia fa parte di un gruppo di patologie definite “Disordini del Movimento” e tra queste è la più frequente.

Contrariamente a quanto accade per la cura del morbo di Alzheimer, dove i farmaci sono scarsi e poco efficaci, per il trattamento del morbo di Parkinson è disponibile un numero superiore di principi attivi che, seppur non in grado di invertire la malattia, possono comunque migliorare la qualità di vita del paziente affetto.

Lo scopo della terapia farmacologica del morbo di Parkinson è quello di sostituire il deficit di dopamina a livello dello striato, mimando la stimolazione fisiologica. E’ noto che il trattamento principale consiste nella somministrazione di levodopa, che ha la funzione di aumentare la concentrazione di dopamina nel cervello. Quest’ultima, infatti, non è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, che è invece superabile dalla levodopa.

Naturalmente, come per tutti i farmaci, non mancano gli effetti collaterali: effetti collaterali comportamentali ossessivo-compulsivi connessi ai farmaci sono stati rilevati sino dal 1990, come l’ossessione per le pulizie, per il riordinare e il problema del gioco d’azzardo.

Uno dei primi report di collegamento tra Parkinson ed il gioco d’azzardo è stato prodotto da un gruppo di neurologi spagnoli, che, nel 2000, comunicarono che 12 pazienti, dopo aver iniziato la terapia sostitutiva della dopamina, avevano iniziato il gioco d’azzardo o avevano dimostrato un suo marcato aumento. Da allora, sono state pubblicati numerosi casi simili.

Ed uno di questi casi è quello che vi stiamo per raccontare, che ha rovinato la vita di un anziano.

Dopo una vita da contabile e amministratore di condomini, Paolo Chisci, 70 anni, improvvisamente si è ritrovato con il vizio e la frenesia del gioco.

Parkinson, un farmaco per curarlo ha provocato la ludopatia

A Chisci sono bastati tre anni per “bruciare” trecentomila euro – tutto ciò che aveva risparmiato lungo il corso della vita -, davanti alle slot e acquistando gratta e vinci. Una frenesia fuorimisura, incontrollabile, e solo a partire da un certo punto della sua vita.

Come spiega il quotidiano Il Tirreno, Chisci “è diventato un malato di gioco per l’effetto collaterale di un farmaco utilizzato per rallentare i sintomi del morbo di Parkinson“.

Avrebbero dovuto dirgli che, fra gli effetti collaterali del farmaco che gli prescrissero in una comunissima ricetta medica, c’era il “gambling”, la patologia del gioco d’azzardo compulsivo.

Con l’espressione “gioco d’azzardo” si intende qualsiasi attività ludica basata su una scommessa, e quindi un investimento d’aspettiva, che potrebbe fornire ricompensa economica. Questo carattere lucrativo del gambling è ciò che lo differenzia dal semplice gioco. Tuttavia negli ultimi anni si è radicata nella comunità scientifica la consapevolezza che il carattere lucrativo non é l’unico elemento pericoloso del giocare. Difatti si è iniziato a verificare come l’uso intensivo di videogames – estraneo alla dimensione lucrativa – sia spesso capace di sfociare in vere e proprie forme di comportamento ossessivo e compulsivo riferibili alla dipendenza patologica.

L’uomo e la sua famiglia si sono rivolti alla giustizia e la battaglia legale è durata 4 anni: nel primo grado di giudizio c’era stato uno stop dal tribunale di Viareggio e la richiesta ha dovuto cercare altre strade.

Ma alla fine la Corte d’appello di Firenze ha effettivamente dato ragione a Chisci: “i medici ai quali si è rivolto nel 2005 perché affetto dal morbo di Parkinson avrebbero dovuto informarlo“, scrive Il Tirreno.

Il tribunale ha perciò previsto il risarcimento per il mancato consenso dell’interessato e ha condannato l’Asl a risarcire le spese legali (per un totale di 6000 euro) alle case farmaceutiche.

I soldi ora non mi servono più a niente sono vecchio e malato – racconta Paolo – ma voglio che si sappia che quello davanti alle macchinette, quello con i pacchi di gratta e vinci, non ero io. Il gioco mi ha tolto tutto, la casa, i soldi, gli amici. Vorrei solo che la gente mi ricordasse per il Paolo che ero prima, quello della tombola a Natale”.

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