Smartphone e bambini, attenzione ad abuso e uso prolungato
Smartphone e bambini, attenzione ad abuso e uso prolungato

Nonostante molti genitori siano consapevoli che l’uso inappropriato delle tecnologie esponga il bimbo a rischi, una persona su tre dichiara senza remore di lasciare qualche volta, o spesso, il cellulare in mano al proprio figlio.

In più, è inutile negarlo: i piccoli di oggi sono tutti nativi digitali. Bambini, già intorno ai 3-4 anni, usano le dita con strumenti come smartphone e tutti gli schermi sensibili al tocco in modo del tutto automatico e naturale, quasi meglio di tanti adulti.

Addirittura uno studio, presentato lo scorso anno al convegno di pediatria (Pediatric Academic Societies), ha rivelato che entro il primo anno di vita ben un bambino su sette utilizza smartphone e tablet almeno un’ora al giorno. Praticamente in culla, quindi.

Questi device non vanno demonizzati in modo assoluto: se vengono usati in modo appropriato e condiviso con i genitori sono infatti utili per il divertimento, lo svago e lo sviluppo di alcune competenze, per esempio, nell’ambito della coordinazione visuo-motoria.

Non mancano app, inoltre,  progettate da esperti proprio per i bambini, in grado di stimolarne la creatività, aiutandoli a sviluppare le capacità di problem solving.

Attenzione però: per i pediatri l’utilizzo da parte dei bambini più piccoli può avere più conseguenze negative che vantaggi.

Pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics  è stato lanciato un appello dalla Società italiana di pediatria, che per la prima volta ha pubblicato un documento ufficiale sull’utilizzo di cellulari e altri dispositivi elettronici da parte dei bambini da 0 a 8 anni di età.

Il report degli esperti è stato presentato a Roma in occasione del 74esimo Congresso italiano di pediatria, proprio in un momento in cui in Francia, ad esempio, i cellulari vengono vietati a scuola.

Tra le raccomandazioni principali, c’è il no a smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire, il imitare l’uso a massimo un’ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli i 5 e gli 8 anni.

Sconsigliati anche i “programmi con contenuti violenti”, mentre “sì, invece, all’utilizzazione di applicazioni di qualità da usare insieme ai genitori”.

Il documento dei pediatri italiani è il frutto di un’approfondita analisi della letteratura scientifica che ha indagato sia gli effetti positivi sia quelli negativi sulla salute fisica e mentale dei bambini al fine di stabilire l’età più appropriata per l’esposizione ai media device e le corrette modalità.

La maggiore insidia arriva dalle app, alcune delle quali espongono i più piccoli ad alti rischi senza la supervisione di un adulto. Dietro l’angolo anche problemi di apprendimento e socializzazione, con l’evenienza di un progressivo isolamento dal mondo esterno e da tutte quelle attività fisiologiche (come il gioco con altri bambini) che sono il passaggio obbligato per una sana crescita.

I medici osservano inoltre che un’elevata quantità di tempo speso davanti allo schermo è correlata anche a scarso profitto in matematica e a bassi livelli di attenzione e anche a minori relazioni sociali con i coetanei. L’utilizzo dei touchscreen potrebbe interferire con lo sviluppo cognitivo dei bambini, perché questi hanno bisogno di un’esperienza diretta e concreta con gli oggetti in modo da affinare il pensiero e la capacità di risolvere i problemi.

Ricordiamo che secondo i dati più recenti, in Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. E mamma e papà sono troppo spesso permissivi: il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno.

“E’ importante – conclude quindi Elena Bozzola, segretaria nazionale Sip – porre ai bambini dei limiti e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei media device perché i bambini sono grandi imitatori”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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