Sopravvissuto al disastro aereo sulle Ande: Ho mangiato i miei amici

Redazione

Uno dei sopravvissuti del famoso incidente aereo del 1972 in Sud America, che ha portato coloro che sono rimasti in vita a ricorrere al cannibalismo, ha parlato delle sue esperienze.

Sopravvissuto al disastro aereo sulle Ande Ho mangiato i miei amici
La ricostruzione dell’incidente aereo sulle Ande nel film “Alive” (Foto@Wikipedia)

Jose Luis Inciarte, noto come ‘Coche’, fu una delle 16 persone che si salvò quando un aereo noleggiato si schiantò nelle Ande tra Cile e Argentina il 13 ottobre 1972 e dal quale è stata tratta anche una pellicola cinematografica.

L’incidente ha ucciso sul posto 12 persone, cinque in poche ore e un’altra una settimana dopo. Dopo 17 giorni, una valanga ha ucciso altre otto persone.

Due dei passeggeri sopravvissuti sono partiti per cercare aiuto, ma quelli che sono rimasti sono stati costretti a mangiare i cadaveri dei loro amici per sopravvivere.

Parlando alla famosa striscia mattutina americana “This Morning“, Coche ha rivelato di aver fatto ‘un grande sforzo di energia e mentale‘ per costringere se stesso a mangiare la carne dei suoi ex amici, ma ha detto che l’orrore del calvario non ‘convive più con lui’ .

Ha spiegato:

No, la storia non convive più con me. Vivo la mia vita come la immaginavo in quei giorni e quando ho problemi penso alle Ande e quanto passato, quindi mi aiuta, ma non fa parte della mia vita“.

Coloro che sono sopravvissuti allo schianto iniziale sono rimasti ad una quota altissima con pochissimo cibo e hanno dovuto affrontare un clima di freddo estremo.

Poi, hanno sentito alla radio che la ricerca dell’aereo era stata interrotta, il che ha lasciato loro poca scelta se non quella di mangiare i corpi innevati dei loro compagni di viaggio.

Coche ha continuato:

Non c’era altra opzione se volevi restare in vita, Abbiamo fatto una riunione tra tutti e abbiamo discusso se farlo o non farlo, non farlo sembrava voler dire morire, tutti hanno deciso di mangiare quella carne. Quando sei andato a prendere un pezzo di carne, il corpo del tuo amico, il suo corpo congelato, la mano non obbedisce e devi fare un grande sforzo di energia e mente per far obbedire il tuo braccio, e poi obbedisce, non subito. Era lo stesso con l’apertura della bocca per metterlo dentro la bocca e deglutire.

L’aiuto è arrivato dopo 72 giorni, dopo che il gruppetto che era partito per cercare aiuto ha finalmente trovato un pastore cileno che ha allertato le autorità.

Alla domanda se pensava che sarebbe uscito vivo dalla montagna, Coche ha spiegato:

La maggior parte dei giorni pensavo che sarei uscito vivo da lì … avevo una grande fiducia verso di loro. Ma altri giorni, in quei giorni terribili in cui stavamo aspettando, [pensavo] che non avrebbero raggiunto nessun luogo, quindi ho scritto la mia data di morte il 24 dicembre“.

La storia straziante è stata raccontata nel film Alive nel 1993, e Coche ha detto che la rappresentazione in quel film è abbastanza accurata, rivelando: “Alcune cose sono inventate e altre sono vere. Il film è molto ben fatto con tutti gli effetti, ma non siamo mai caduti in un buco nella neve, l’attore che interpretava me aveva una chitarra, non ho mai suonato in tutta la mia vita“.

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