Valeria Golino la sensazione di recitare “al buio”

Due attori che hanno veramente dato tutto in questa pellicola presentata a Venezia, Valeria Golino e Adriano Giannini, una storia amara perchè molto vera raccontata con tanto impegno e presentata fuori concorso da Silvio Soldini, alla Mostra del cinema di Venezia: “Il Colore nascosto delle cose”.

Dopo aver girato il documentario Per altri occhi dedicato ai non vedenti, il regista ha scelto di scrivere una storia d’amore con protagonista una donna cieca, una commedia dove l’autoironia e l’umorismo sono la chiave.

Da domani in sala in 200 copie da Videa, la pellicola ha come protagonista Valeria Golino, che all’Ansa ha raccontato: “Non vedere, vedendoci. Sviluppare la capacità di capire il tuo mondo da un punto di vista completamente diverso dal tuo, diventare a poco a poco Emma, che a 16 anni ha perso la vista, e scoprire Il Colore nascosto delle cose”.

Il film è la storia dell’incontro tra Emma, osteopata cieca che ha trasformato il suo handicap in forza rigeneratrice, e Teo (Adriano Giannini), un pubblicitario irrisolto che affonda nel suo lavoro, incapace di fare i conti con il suo passato familiare e con relazioni superficiali con donne cui non si concede mai veramente.

“La grande difficoltà è stata non comunicare con gli occhi, con gli sguardi. Ho dovuto mettere in letargo gli occhi e introiettare i sentimenti. Tutte queste cose mi rendono indimenticabile questo film”, ha spiegato l’attrice.

“Teo – spiega invece Adriano Giannini – è un uomo in fuga: dal suo passato, dalla famiglia di origine, dai letti delle donne con cui passa la notte e dalle responsabilità”. “Emma – aggiunge l’attore – lo costringe invece a guardare al di là delle apparenze”.

“Con il documentario ho scoperto un mondo che, devo ammettere, immaginavo diverso. Siamo abituati a pensare alla disabilità per lo più attraverso immagini stereotipate, a tenerla a distanza, spesso a compatirla – ha spiegato invece Soldini, che si è fatto aiutare da molti non vedenti, la cui consulenza è stata essenziale per rendere veri i dialoghi, i movimenti, i gesti, le situazioni – Invece tramite quel film ho incontrato persone straordinarie, vitali, curiose, coraggiose, la cui unica paura era che il mio sguardo su di loro potesse indugiare nella pietà”.

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